Cortei e manifestazioni, al Viminale si studiano nuove regole

Al Ministero dell’Interno starebbero studiando, per l’ennesima volta, nuove regole di ingaggio per cortei e manifestazioni al fine di limitare scontri e violenze.

Non è la prima volta: è dal 2001, dalla “macelleria messicana” della Diaz e dal lager di Bolzaneto che si parla di “nuove regole” per cortei e manifestazioni: la teoria, la linea politica, che va per la maggiore in questo senso è sempre stata quella di porre un limite al numero di manifestazioni e di allontanarle dai centri cittadini per ridurre al minimo il rischio scontri.

Ma la questione è un’altra: posto il diritto costituzionale a manifestare il proprio sacrosanto dissenso e posto il dovere costituzionale di andare al lavoro ogni giorno, spostare le manifestazioni dal centro e limitarne le autorizzazioni altro effetto non avrebbe che spostare altrove il problema.

Dal 12 aprile scorso, giorno di scontri a Roma durante le manifestazioni per il diritto all’abitare, ma già dall’autunno precedente, il clima sociale nel Belpaese è critico: una società fratturata in due parti, una spaccatura che aumenta sempre di più con l’aumentare del divario economico e sociale in un Italia divisa in due.

E così da anni al Viminale tentano di trovare una soluzione: ogni volta sembra la volta buona ma poi, stringi stringi, tempo pochi mesi e ci si ritrova di nuovo con qualche manganellata, qualche bottiglia rotta, qualche testa suturata. Il mestiere di ordine pubblico e il sacrosanto diritto al dissenso non sono mai stati tanto in contrapposizione, nell’Italia della seconda Repubblica: sembra quasi, per certi versi, di essere tornati agli anni ’70. Il Governo e gli esperti dell’Antiterrorismo temono molto il conflitto sociale e soprattutto quella che Il Messaggero definisce “la possibilità di una saldatura stabile tra le varie componenti della protesta: i metalmeccanici, i precari, gli studenti, i migranti.”

Al Viminale starebbero studiando soluzioni per ridurre al minimo il rischio di scontri nei cortei: pensavano di avere trovato il bandolo della matassa dopo il 12 aprile producendo qualche foglia di fico (telecamere sulle divise degli agenti ma nessun numero di identificazione, servizio d’ordine degli organizzatori ma dietro l’autorizzazione del Prefetto ed altre mostruosità -inutili- legislative) ma di recente le difficoltà di gestione dell’ordine pubblico sono nuovamente emerse in tutta la loro violenza.

“Caricate!”

Bisognerebbe, forse, cominciare da qui: da quel “caricate” proferito aprioristicamente (almeno così sembra dalle immagini di Gazebo) da un funzionario della Polizia ai suoi uomini, che fremevano nelle tensioni contro gli operai ternani delle acciaierie Ast.

Le nuove regole per i cortei e l’ordine pubblico

Secondo le notizie che escono dai corridoi del Viminale il principio attorno al quale si starebbero fissando nuove “regole d’ingaggio” è chiaro: il contatto fisico tra Polizia e manifestanti deve essere l’extrema ratio. In tal senso i tecnici del ministero starebbero pensando ad una sorta di “zona di rispetto”, un vero e proprio cuscinetto tra gli uomini delle forze dell’ordine ed i manifestanti, con i primi che dovranno tenersi ad una precisa distanza dai dimostranti proprio per evitare che le tensioni possano sfociare in violenze.

Lacrimogeni, cariche e manganelli dovranno essere limitati ai casi di assoluta necessità e nessun mezzo e nessun agente dovrà presenziare in servizio ai lati dei cortei di manifestanti (cosa che già non avviene per ovvi motivi di sicurezza delle forze di Polizia, ma forse al Viminale non lo sanno), ma gli uomini delle forze dell’ordine avranno in dotazione i medesimi strumenti di oggi: dagli idranti (il forte getto d’acqua contiene una sostanza leggermente urticante, lo abbiamo visto in Turchia durante Gezi Park) ai manganelli e agli sfollagente (questi ultimi, il cui nome è Tonfa e il cui uso sarebbe proibito, sarebbero da usare però solo nei casi di estrema concitazione).

E le pistole elettriche Taser? Quelle, rassicurano dal Viminale, nelle manifestazioni non dovranno nemmeno esserci (saranno in dotazione alle pattuglie): ai cortei ci saranno invece (forse) gli spray urticanti al peperoncino Capsicum (che si usano a uno-due metri di distanza, quindi dentro la “zona cuscinetto” di cui sopra).

Questi strumenti (idranti, spray, sfollagente) vengono chiamati “dissuasori”.

Le telecamere montate sulla divisa che i poliziotti hanno chiesto e ottenuto proprio per poter documentare gli scontri resteranno perchè sono considerate un valido strumento di sicurezza (o di repressione?), ma guai a parlare di numeri identificativi sulle divise.

Il problema sulle telecamere è uno solo ed è emerso in tutta la sua prepotenza proprio la scorsa settimana: negli scontri romani dei giorni scorsi infatti le telecamere erano indossate da dieci agenti ma erano spente: quando è arrivato l’ordine di accenderle, è stato inutile perché il putiferio era scoppiato e l’ordine di caricare era stato precedente.

Secondo una fonte che a Blogo ha chiesto espressamente di rimanere anonima si starebbe pensando anche ad un ampliamento di poteri per le forze dell’ordine, sull’onda di quanto già sperimentato in Germania: lo stato di emergenza per il livello di allerta dovuto a questa o quella manifestazione “a rischio” potrebbe infatti convincere ad erogare alla Polizia poteri speciali, in linea con quanto vi abbiamo raccontato lo scorso inverno sulla Gefahrengebiet ad Amburgo. Solo voci, non confermate, che però connotano il clima nel quale i tecnici ministeriali si stanno muovendo.

A fianco dei poliziotti che riconoscono di avere qualche problema ci saranno, poi, anche degli psicologi ma non è chiaro se questo aspetto sarà operativo o meno (quindi se i medici dovranno andare in manifestazione con la Celere o no).

Per le bugie proferite in Parlamento invece ancora nessuna novità: un ministro dell’interno che mente sapendo di mentire di fronte all’intero Paese sulla gestione dell’ordine pubblico e sulle violenze di uomini che in piazza rispondono anche a lui non vedrà in alcun modo messa a rischio la sua poltrona, anche se domani sarà il tempo per una mozione di sfiducia contro Angelino Alfano.

Il quale, ne siamo certi, porterà a casa la pellaccia di ministro senza alcun brivido.

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