Elezioni presidenziali Romania 2014: Klaus Iohannis vince al ballottaggio

Klaus Iohannis è il nuovo presidente della Romania: vittoria al ballottaggio

di andreas

E’ Klaus Iohannis il nuovo presidente della Romania. Partito come outsider, il candidato del centrodestra si è imposto nel ballottaggio ai danni di Victor Ponta, che aveva ottenuto il 40% dei voti al primo turno. E’ stato proprio Ponta, attualmente primo ministro della Romania, a riconoscere la sconfitta telefonando al suo avversario e congrantulandosi con lui. Domani i risultati precisi, si tratta comunque di una vittoria sul filo di lana per Klaus Werner Iohannis, classe 1959.

Si vota per il ballottaggio

Sabato 15 novembre 2014 – Mancano poche ore all’apertura dei seggi per il secondo turno delle elezioni presidenziali in Romania. La sfida vede come favorito il premier socialdemocratico Victor Ponta, che al primo turno ha ottenuto il 40% dei voti, contro il candidato di centrodestra Klaus Johannis.

Il vincitore prenderà il posto di Traian Basescu, il presidente conservatore fuori dai giochi perché alla scadenza di un doppio mandato. Nonostante Ponta sia in vantaggio, sono in tanti a pronostisticare un esito incerto, per via dei giochi di alleanze.

Lunedì 3 novembre 2014 – All’indomani delle elezioni presidenziali in Romania i risultati confermano la necessità del ballottaggio tra il premier socialdemocratico Victor Ponta e il 55enne Klaus Johannis, esponente della minoranza tedesca e sindaco di Sibiu. Ponta al primo turno ha avuto oltre il 40% dei voti. L’affluenza è stata attorno al 50%.
I romeni torneranno alle urne domenica 16 novembre.

Gli exit poll premiano Ponta

Domenica 2 novembre 2014

Aggiornamento 21.34 – Tutto come previsto secondo gli exit poll delle elezioni presidenziali in Romania, il socialdemocratico Ponta è in vantaggio con il 40% dei voti rispetto al conservatore Johannis, che si fermerebbe al 31%. Sarà quindi necessario il secondo turno, il 16 novembre.

Si vota in Romania per le elezioni presidenziali. Gli elettori si stanno recando alle urne dalle 7 del mattino (quando in Italia erano le sei) per decidere chi sarà il prossimo presidente della Repubblica. In corsa ci sono ben 14 candidati, ma solo due hanno chance di vittoria: l’attuale primo ministro, il 42enne Victor Ponta (socialdemocratico) e Klaus Johannis, 55 anni, liberale sindaco di Sibiu appartenente alla minoranza tedesca.

Secondo i sondaggi che circolano la vittoria dovrebbe arridere a Ponsa, che però molto probabilmente dovrà attendere il secondo turno per poter eventualmente celebrare: le intenzioni di voto lo danno al momento attorno al 40%, con Johannis al 29%. Un distacco ampio, ma che in caso di secondo turno non farà dormire sonni tranquilli al premier romeno. In caso di ballottaggio, il voto si terrà il 16 novembre.

Scrive Rivista Europae:

Il premier uscente Victor Ponta (Partito Socialdemocratico, centro-sinistra) è in carica dal 2012, ha promesso ai romeni l’aumento di stipendi e pensioni e prospetta una Grande Unione con la Repubblica Moldova. Nei suoi comizi ha più volte affermato che è necessaria una stretta collaborazione tra governo e presidenza della Repubblica, ma la lotta personale con il Presidente Basescu dura da anni ed è stata una costante di tutto il suo mandato come premier. Certo di approdare al secondo turno, il premier ha rilasciato dichiarazioni risultate particolarmente irritanti agli occhi di molti cittadini. Del resto i principali sondaggi danno al momento una ragionevole sicurezza di arrivare al ballottaggio.

Gli altri 12 candidati (tutti o quasi di un centrodestra molto frammentato) non sembrano avere invece chance di vittoria: il liberale Calin Popescu-Tariceanu, attuale Presidente del Senato; Monica Macovei, ex ministro della Giustizia considerata una campionessa dell’anti-corruzione; Elena Udrea, ex-ministro del Turismo e altri ancora.

La campagna elettorale, come prevedibile, si è sviluppata attorno ai temi delle riforme e della necessità di dare un volto più moderno al paese (uno dei più poveri e arretrati dell’Unione Europea), attraverso uno sviluppo delle infrastrutture, riforme dell’apparato statale, lotta alla corruzione e indipendenza della magistratura. I 18 milioni di romeni chiamati alle urne potranno esprimersi fino alle 21.

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