Francia, licei bloccati e manifestazioni in tutta Parigi per ricordare Rémi Fraisse

Il giovane morto lo scorso 26 ottobre protestava contro la costruzione della diga di Sivens. A Parigi licei bloccati e manifestazioni per ricordarlo

Venerdì 7 novembre, ore 15.15 Manifestazioni nei licei parigini in ricordo di Rémi Fraisse, il giovane militante ecologista ucciso a Sivens lo scorso 26 ottobre. L’accesso a venti licei è limitato, in tre di questi totalmente negato. Un sit in si tiene nella piazza della Bastiglia. Al liceo Arago gli studenti hanno ammassato grandi quantitativi di immondizia davanti agli ingressi per ostruire gli ingressi.

Il ministro dell’Educazione, Najat Vallaud-Belkacem, ha richiamato alla calma dicendo di comprendere “l’emozione sincera di fronte a questa tragedia”.

Martedì 28 ottobre, ore 12.37 – A due giorni dalla morte di Rémi Fraisse, il presidente François Hollande ha richiamato tutti alla responsabilità, dopo avere espresso la sua “compassione” di fronte al “dramma umano” della famiglia della vittima. Il capo dello Stato ha anche ricordato che è in corso un’inchiesta per accertare le cause dell’uccisione del ragazzo. Sulla stessa lunghezza d’onda il premier Manuel Valls che ha sottolineato come alcuni atteggiamenti pubblici dei responsabili di EELV, Europe Ecologie-Les Verts siano “eccessivi” e non portino alla “pacificazione”.

Il ministro dell’Interno Bernard Cazeneuve, chiamato in causa dal deputato europeo José Bové, ha replicato all’accusa di avere creato consapevolmente le tensioni dalle quali è scaturito l’omicidio del ragazzo:

Vedo molte accuse nonostante le indagini siano ancora in corso. Non è molto responsabile. Mi sono impegnato affinché il governo faccia in modo che la verità venga detta. Tutti i mezzi sono in campo affinché si arrivi alla verità.

Aggiornamento 18.06 – Per oggi era programmata l’autopsia sul corpo di Rémi Fraisse ed è arrivato il responso: il ragazzo è morto per una esplosione che è stata talmente forte da buttarlo violentemente al suolo. Il medico legale ritiene che la morte sia stata istantanea. Il magistrato che sta indagando sul caso ha detto che per ora, sulla base delle lesioni riportate, non si può ancora né confermare né smentire se le ferite siano state provocate da una granata lanciata dalla zona dove si erano schierati i poliziotti e occorre attendere le analisi della polizia scientifica di Tolosa.

Rémi Fraisse ucciso durante una manifestazione anti-diga a Sivens

Nella notte tra sabato 25 e domenica 26 ottobre 2014 a Testet, in Francia, nei pressi del cantiere della diga di Sivens, Rémi Fraisse, studente 21enne di Tolosa, ha perso la vita durante gli scontri con la polizia mentre protestava contro la diga di Sivens.

Il ragazzo era tra i manifestanti che si oppongono alla costruzione di questo enorme lago artificiale da 1,5 milioni di metri cubi d’acqua che sulla carta dovrebbe servire a irrigare le terre confinanti, ma secondo gli oppositori favorirebbe solo i proprietari terrieri che sviluppano agricoltura intensiva e provocherebbe la distruzione di un habitat naturale che ospita decine di specie protette. Viene definita ZAD, zone à defendre, ossia zona da difendere e sabato è stata teatro dell’ennesimo scontro tra manifestanti e polizia.

Tutto è cominciato verso le 16 del pomeriggio quando ci sono stati i primi feriti tra i manifestanti. Cinque di loro, infatti, sono finiti in ospedale. Ma il peggio è arrivato durante la notte, quando, secondo il racconto dei ragazzi che erano lì a protestare, la polizia ha cominciato a gettare lacrimogeni ad altezza uomo e granate. Nella confusione creatasi dopo un lancio intensivo di questo materiale, i testimoni raccontano di aver viso un plotone della polizia avanzare per raccogliere una persona da terra. Era Rémi Fraisse, che è morto, ma si attende ancora il responso dell’autopsia. Il corpo è stato preso subito dai poliziotti.

Jean-Pierre, il padre di Rémi, ha detto che suo figlio non era un violento e non era uno degli irriducibili, non era assolutamente un delinquente, ma semplicemente un ragazzo che era molto sensibile alle tematiche ambientali. Inoltre, il genitore ci ha tenuto a precisare che Rémi era andato lì senza casco e a mani nude.
Ieri sera oltre un migliaio di persone si sono riunite nei pressi del centro di Gaillac per rendere omaggio al ragazzo morto.

Dalle immagini diffuse attraverso la rete (foto e video) sembra che Rémi sia stato colpito da una granata, ma alcuni testimoni hanno detto che sarebbe stato spinto a terra dalla polizia. Il procuratore è in attesa dei risultati dell’autopsia per farsi un’idea sulla dinamica dell’incidente che ha portato alla morte di Rémi Fraisse che nel frattempo è già diventato un simbolo della lotta degli ambientalisti contro il colosso che rischia di rovinare quella zona.

Tra l’altro, proprio ieri, la prefettura del Tarn ha pubblicato on line una relazione redatta da due esperti nominati dal ministro Ségolène Royal per assicurarsi sulla qualità e l’ambizione del progetto e delle misure compensative che lo accompagnano. Tuttavia questo documento si è rivelato piuttosto critico perché gli esperti stimano che la valutazione dei reali bisogni di irrigazione è “discutibile” prima di spiegare che la valutazione d’impatto è di “qualità molto media”.

Le manifestazioni nei boschi del Tarn, vicino a Gaillac, vanno avanti dal primo settembre, quando le ruspe hanno cominciato a distruggere gli alberi. Secondo il prefetto agli agenti che difendevano il cantiere sarebbero state lanciate delle molotov, invece secondo Ben Lafety, portavoce del collettivo per salvaguardia della zona del Testet, la polizia avrebbe usato mezzi sproporzionati e aggressivi, come lacrimogeni, proiettili di gomma e bombe assordanti, fin dall’inizio della protesta.

La gallery della protesta dei manifestanti dopo la morte di Rémi Fraisse