Dell’importanza d’esser Silvio e dell’incontinenza verbale di un’intera classe politica

Le reazioni scomposte di tutto l’arco politico e del commento giornalistico alle esternazioni berlusconiane rivelano una sola cosa: l’Italia è un paese per vecchi.

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Appare davvero surreale quel che accade a margine della conferenza stampa di Silvio Berlusconi di sabato pomeriggio. Un evento di per sé davvero penoso, in cui un vecchio politico (anagraficamente e per carriera) sosteneva in pubblico un’autodifesa, una minaccia priva di credibilità e persino una sorta di lezione di storia-secondo-B. che partiva dalla Repubblica di Weimar e spiega ad un pubblico-claque (con qualche giornalista dalla penna spuntata e non più capace a far domande) perché la Germania ha paura dell’inflazione e via dicendo.

Appare surreale che gli si dia così tanta importanza. Che si gridi al nuovo nemico, che si parli del pericolo dei suoi toni populisti, che si racconti quanto siano preoccupanti certi toni per l’Europa. Insomma, che si commenti così tanto un’oretta buona di nulla mischiato col niente.

Perché la verità è che Berlusconi non ha detto niente di nuovo. Ha solo fatto un collage di tutte le posizioni che ha espresso in questi lunghi mesi di assenza dalla scena politica, li ha messi giù come meglio poteva – ovvero, rispetto ai suoi standard da grande comunicatore del passato molto male –, ha cavalcato un po’ di indignazione di pancia antieuropeista e si è sfogato. Tutto qua.

Ecco, dunque, che stupiscono i grandi commentatori che hanno levato compatti gli scudi contro una minaccia priva di credibilità come quella del togliere la fiducia al Governo Monti (a dimostrazione del fatto che detta minaccia è stata bellamente snobbata dal Monti diretto interessato).

I toni roboanti. La meraviglia, come se questa conferenza stampa di Berlusconi avesse rappresentato chissà quale escalation nella retorica cui ci ha abituati, lo stupore, l’indignazione.

Berlusconi non ha fatto nulla di nuovo, se non dare sfogo a un’incontinenza verbale che si teneva dentro da mesi. E poi, di riflesso, ha generato la solita ondata di incontinenza verbale degli altri, che si sono dimostrati alla stregua del presunto nemico che additano: politici vecchi nel senso deteriore del termine, commentatori fiacchi e privi di fantasia, ansiosi di recuperare un tempo che non c’è più, esattamente come Berlusconi era ansioso di tornare a galla in qualsiasi modo.

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