Berlusconi, “caudillo” da non sottovalutare. C’è una Italia “contro” a prescindere pronta a seguire il pifferaio di turno

Dopo l’ultima comparsata televisiva di ieri, c’è chi lo paragona al dittatore (comunista) cubano Castro o a quello (fascista) cileno Pinochet. Ma Silvio Berlusconi non ha nulla rispetto ai due personaggi, comunque protagonisti di scossoni che hanno segnato – in negativo – la realtà storica internazionale. Il berlusconismo è una parentesi da basso impero, da

Dopo l’ultima comparsata televisiva di ieri, c’è chi lo paragona al dittatore (comunista) cubano Castro o a quello (fascista) cileno Pinochet. Ma Silvio Berlusconi non ha nulla rispetto ai due personaggi, comunque protagonisti di scossoni che hanno segnato – in negativo – la realtà storica internazionale.

Il berlusconismo è una parentesi da basso impero, da repubblica delle banane, fra leggi ad personam e bunga bunga che hanno fatto scivolare l’Italia, più che nel baratro, nel dimenticatoio e nell’angolino degli sfigati. Ma con danni enormi. Nel 1994 e anche dopo, gli italiani si sono fatti abbindolare da quel populismo becero e demagogico che oggi il Cavaliere, un anziano incartapecorito col fiatone, tenta di ripropinarci, sapendo lui stesso che è minestra riscaldata, una sbobba rancida e puzzolente.

Perché allora lo fa? Lasciando stare motivazioni psicologiche e sociologiche sul personaggio in forte affanno personale e politico, non c’è dubbio che nel Paese c’è una maggioranza silenziosa che è “contro” a prescindere. Contro la politica, contro i partiti, contro Monti, contro Napolitano, contro la Merkel e contro l’Europa. Ma anche contro la giustizia che è spesso ingiustizia, contro i magistrati spesso “fuorimisura” e casta privilegiata e intoccabile, contro chiunque mette regole e leggi, perché c’è sempre qualcuno che le sfugge e perché “se lo fanno gli altri, il furbo posso farlo anch’io”.

C’è insomma una Italia che a dire moderata si fa un torto a De Gasperi e a Moro ma anche a Togliatti e Berlinguer, un’Italia che, delusa e orfana di Berlusconi, non è detto che non si riallinei al pifferaio di turno, con la musica scritta e l’orchestra diretta dallo stesso uomo, cioè il Cav., comunque con i forzieri pieni e i media in mano.

Il rischio c’è, – guai ironizzare e sottovalutare – perché il Paese è in stato confusionale e l’andazzo delle primarie del Pd – i tamburi di guerra di Grillo, l’inconsistenza e il caos del Grande centro, il perdurante malgoverno, l’alta borghesia incarognita ecc. – non aiutano né a capire né ad agire.

Sì, in tv ieri Berlusconi si è presentato, nella coreografia, nei toni e nei contenuti, come caudillo di un Paese latinoamericano anni 50-60. Anche allora, questi pseudo capi erano fuori dal mondo, così come oggi Berlusconi è fuori dall’Europa, di fatto, fuori dall’Occidente. Ma è davvero fuori dall’Italia? Da questa Italia delusa, divisa, sfiduciata, corrotta, dove vige la legge del più forte e quindi il rinchiudersi degli onesti a pensare per se stessi?

Il rivoluzionario populista visto ieri in tv, ai tempi migliori della prima Repubblica in salute sarebbe stato una macchietta da spernacchiare. Oggi non è così. Non è vero che nulla cambierà nel quadro politico, a cominciare dal governo Monti, cui pende sul capo la spada ricattatoria del Cavaliere. C’è mezza Italia contro questo governo e contro questa Europa. Da lì ripartirà Berlusconi con i suoi, Lega compresa. Sarà un contrattacco senza esclusione di colpi, con gente pronta ad avvelenare i pozzi. I ghigni di alcuni dirigenti del Pd, sempre fuori tempo, possono rimanere nel gozzo.