Omicidio Melania Rea: “I Ris non hanno distrutto reperti”. Parolisi prega in carcere

Il procuratore capo di Teramo: decisiva la perizia sulle mosche. L’avvocato Gionni ribatte a Gentile: il Ris non distrugge mai la prove. Le motivazioni della sentenza attese entro il 24 gennaio.

All’indomani della sentenza che ha condannato all’argastolo Salvatore Parolisi per l’omicidio della moglie Melania Rea, uno dei legali dell’ex militare si era sfogato sull’andamento delle indagini e del processo.

L’avvocato Nicodemo Gentile aveva parlato tra l’altro di piste non seguite, di prove scientifiche non certe, di reperti distrutti dal Ris. Ieri sono intervenuti sulla sentenza il procuratore capo di Teramo Gabriele Ferretti e l’avvocato di parte civile Mauro Gionni. Il magistrato, come riporta Il Messaggero, sostiene che c’è stata una coordinazione tra:

elementi probatori testimoniali e quelli derivanti dalle risultanze scientifiche. Di particolare importanza, durante il processo, è stata la perizia dell’entomologo forense sullo studio delle mosche.


Perizia che ha permesso di restringere al massimo il lasso di tempo in cui è stato compiuto l’omicidio di Melania, anche se una parola definitiva sull’ora esatta della morte non è stata detta. L’avvocato Gionni invece ha ribattuto all’accusa che i carabinieri del Ris avrebbero distrutto reperti utili a provare l’innocenza di Parolisi. Al Resto del Carlino, il legale dice che l’affermazione dell’avvocato di Parolisi è infodata:

Quando si procede con degli accertamenti i Ris prendono l’elemento da analizzare e lo pongono ad esempio su un vetrino. Poi, dopo avere il responso ovviamente gettano il vetrino usato ma non la sostanza iniziale. E quindi si tratta di un’affermazione assolutamente non fondata.

Intanto uno degli avvocati di Parolisi, Federica Benguardato, fa sapere che l’uomo in carcere prega e non sa darsi pace per un sentenza che non comprende. Parolisi dopo essere rientrato nel penitenziario di Castrogno

Ha continuato a pregare moltissimo, come ogni credente, per i suoi cari e per la bambina. Quando ci siamo visti è stata la prima cosa che mi ha detto. Salvatore è stato presente a tutte le udienze e adesso non sa darsi una spiegazione alla sentenza dopo aver sentito le perizie che parlavano di impossibilità di stabilire l’ora della morte di sua moglie, Dna assente sotto l’arcata dentaria e tutto il resto. Guardandomi in faccia mi ha detto che sarebbe stato normale condannarlo all’ergastolo se lo avessero ritenuto colpevole di quelle cose, ma adesso proprio non riesce a farsene una ragione.

Il termine per presentare le motivazioni della sentenza il 24 gennaio, poi la difesa potrà prepararsi per l’appello.

Foto | ©TMNews

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