Fatah e Hamas siglano accordo per un Governo di unità a Gaza

Raggiunto un accordo tra le due fazioni rivali che rende effettivo l’esecutivo di unità nazionale su tutti i territori, Gaza Compresa. Israele, per ora, non commenta

Ieri a Il Cairo, dopo settimane di accuse reciproche, le fazioni palestinesi di Fatah e Hamas hanno firmato un accordo che realizza pienamente un governo di unità nazionale su tutti i territori, Gaza compresa. L’esecutivo sarà presieduto da Abu Mazen e avrà il controllo effettivo sulla Striscia, devastata dall’offensiva israeliana Margine Protettivo.

In questo modo, viene concretizzato l’accordo di governo tra le due fazioni, nato il 3 giugno scorso a Ramallah. Il patto tra i due soggetti non può essere considerato come una semplice intesa, piuttosto siamo difronte ad un passaggio d’epoca. Ricordiamo, a tale riguardo, che Fatah e Hamas hanno chiuso un conflitto durato ben sette anni.

Jibril Rajoub, membro della delegazione del partito di Abu Mazen, ha voluto fugare ogni dubbio sul fatto che il nuovo governo nasca con forti limitazioni: “Fatah e Hamas hanno raggiunto un accordo completo per il ritorno del governo di unità nella Striscia di Gaza“. (Via Ansamed) Le sue parole sono state confermate anche Abu Marzouk, un dirigente di Hamas di base a Il Cairo.

Non tutti i dettagli del passaggio di sovranità a Gaza sono ancora chiari. Quello che è certo, per ora, è che il controllo del valico di Rafah e del corridoio Philadelphia, liminare alla frontiera con l’Egitto, passerà all’Anp. Le modalità di controllo degli altri valichi di frontiera saranno stabiliti dall’Onu e dal governo di unità nazionale, prima dei colloqui del prossimo mese con Israele.

La questione dei valichi, ovviamente, è di primaria importanza. E’ da lì che passeranno materiali e aiuti che serviranno alla ricostruzione della Striscia. Israele, per parte sua, ha già fatto sapere di volere garanzie molto precise sul tema. Il governo di Tel Aviv vuole evitare che, attraverso i varchi, possano passare armi per i gruppi radicali e materiale che permetta la costruzione di nuovi tunnel sotterranei.

Secondo fonti israeliane, inoltre, Hamas avrebbe anche dato il suo assenso a sostenere il piano diplomatico di Abu Mazen: ovvero la nascita di uno Stato palestinese entro i confini del 1967. Cosa che però non è proprio una novità. Infatti una parte del movimento islamista si era già detta favorevole a una tale soluzione, proprio in concomitanza della nascita del nuovo esecutivo nel giugno scorso.

Infine segnaliamo che fonti delle due delegazioni hanno fatto sapere che in Egitto si è discusso anche del pagamento degli stipendi dei dipendenti dell’ex governo della Striscia. L’Anp ha scelto di sbloccare i fondi arretrati dei 45 mila salariati (27 mila civili e il resto militari). Abu Mazen ha deciso così di prestare fede alla promessa fatta lo scorso aprile, e poi disattesa per molti mesi.

Il governo di Tel Aviv, da sempre fortemente contrario alla riappacificazione di Fatah e Hamas, non si è ancora espresso sull’accordo de Il Cairo. La notizia, invece, sarà sicuramente accolta positivamente da Unione Europea e Usa, che avevano già espresso il loro assenso ad una partecipazione di tutte le fazioni palestinesi nell’esecutivo.

A tale proposito, ricordiamo che proprio nei giorni scorsi Federica Mogherini (prossima Lady Pesc) e Tony Blair hanno detto chiaramente da New York che non erano contrari ad un coinvolgimento di Hamas al governo. Ciò anche con la finalità strategica di bloccare l’avanzata dell’Is in Medio Oriente.