Rodotà lancia una legge popolare per abolire il pareggio di bilancio in Costituzione

Parte il primo ottobre la raccolta firme per l’abolizione dell’articolo 81 della Costituzione Italiana.

Sono passati solo pochi anni da quando si decise di inserire il pareggio di bilancio in Costituzione ed è già evidente come già solo oggi difficilmente si prenderebbe una decisione del genere. Dimostrazione di come modificare la Costituzione sulla base della fretta del momento non sia una grande idea. Fatto sta che, oggi, avere i “conti in ordine” è un obbligo costituzionale, con buona pace di Keynes, le cui teorie a questo punto sono incostituzionali.

Il pareggio di bilancio entra definitivamente in Costituzione nel dicembre 2012, è passato quindi poco più di un anno e mezzo ed è già partita la raccolta firme per una legge di iniziativa popolare che ne proponga l’abolizione. A farsi carico di questa iniziativa è Stefano Rodotà, che economista non è ma costituzionalista sì, assieme a colui il quale sta sempre di più diventando il suo compagno di viaggi Landini, leader della Fiom; presenti anche i deputati Giulio Marcon, Giorgio Airaudo e Nicola Fratoianni (SEL), Stefano Fassina e Pippo Civati (PD).

“Con questa proposta vogliamo ricostruire la cultura politica. Non si possono cancellare impunemente i diritti fondamentali. Quando le risorse sono scarse il criterio per allocarle è la tutela dei diritti fondamentali. Spero che presto il Parlamento prenderà in considerazione la proposta di legge”, ha detto Rodotà. “La nostra non è una proposta velleitaria, perché si poggia sul diritto costituzionale che nasce per garantire i diritti e non per equilibrare i conti di bilancio. La portata innovativa maggiore di questa proposta non è l’abrogazione del pareggio del bilancio, quanto la salvaguardia dei diritti fondamentali”, spiega Gaetano Azzariti, professore di diritto costituzionale alla Sapienza.

La raccolta firme partirà il primo ottobre. E intanto si cerca già di capire se questo possa essere un viatico per la riunione della sinistra Pd con Sel, sotto l’egida di Rodotà e Landini, che già qualche tempo fa avevano studiato la possibilità di dare vita a un loro movimento politico.

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