Governo Renzi: Berlusconi, il soccorso azzurro e le larghe intese

Le difficoltà del Pd e la crisi in Forza Italia potrebbe portare a una riedizione della grande coalizione. Che spaccherebbe entrambi i partiti.

Il governo Renzi è alle prese con la riforma del lavoro e, come prevedibile, la cosa sta seriamente mettendo in difficoltà il Partito Democratico, dalle cui correnti di sinistra iniziano ad arrivare proposte alternative (tra cui quella di Pippo Civati). Facile prevedere che Renzi farà scudo per difendere la sua versione originale del jobs act e che questo porterà a un Vietnam parlamentare nel momento in cui la riforma approderà in aula, con conseguenze imprevedibili.

Almeno deve pensarla così Silvio Berlusconi, che sembra prepararsi ad appoggiare il jobs act così com’è, permettendo alla riforma del lavoro di diventare legge anche senza i voti della sinistra del Partito Democratico (tra Camera e Senato, potrebbero essere oltre i cento i voti mancanti). Si tratta dell’ormai celebre “soccorso azzurro”: Forza Italia corre in soccorso del governo Renzi al grido di “queste idee sono anche le nostre” e stritola il premier in un abbraccio mortale, che gli inimicherebbe definitivamente le simpatie di un ampio strato dell’elettorato democratico e porterebbe il Pd al punto di ebollizione.

Ma che cos’ha da guadagnare Silvio Berlusconi da tutto questo? Un conto è il patto del Nazareno, l’accordo sulle riforme istituzionali (legge elettorale e Senato), un altro conto è appoggiare le proposte politiche del governo, passando da quella che è l’opposizione più morbida che ci si ricordi per arrivare a una riedizione delle larghe intese (un primo assaggio si è avuto in Commissione al Senato, dove il testo del jobs act è passato grazie all’astensione di Fi). Perché Forza Italia si presta a un gioco del genere?

In effetti, se davvero si andasse a elezioni politiche nel 2015, appena approvato l’Italicum, Forza Italia avrebbe ben poco da raccontare ai suoi elettori: “Abbiamo appoggiato le riforme di Renzi”. Che uno fa prima a votare direttamente il Pd. E questo è proprio il timore dei “ribelli” di Forza Italia, che vedono la popolarità del loro partito scendere settimana dopo settimana e temono di non sopravvivere alla fine politica del loro leader.

Berlusconi, però, continua a tenere per mano Renzi, anche su riforme non concordate. Per Giovanni Toti questo è un “soccorso al paese”, ma la tesi che va per la maggiore è quella secondo cui il desiderio di stabilità – che porta Berlusconi a ventilare addirittura un voto di fiducia di Fi sul jobs act – va ricercato nel desiderio di serenità per le sue aziende. Il “partito Mediaset” ha ampiamente superato Forza Italia nella lista delle priorità dell’ex Cavaliere. Per evitare che il Pd trovi la forza di affossare Renzi, insomma, Berlusconi pensa di entrare direttamente nella maggioranza. Una mossa che salverebbe l’esecutivo, ma distruggerebbe il Pd.

Non che Forza Italia se la passerebbe bene, visto che a quel punto i ribelli che da tempo sostengono che sia necessario dare vita a un’opposizione vera e propria dovrebbero uscire allo scoperto. Ma l’ex Cavaliere pensa di aver trovato il modo per tenerli a bada: un sondaggio riservato dà Forza Italia ormai al 15/16% – indiscrezione riportata da Repubblica – il che lega le mani a Raffaele Fitto e agli altri ribelli. La strategia di Berlusconi nei confronti di Renzi, come prevedibile, ha affossato il partito, ma ormai la cosa è fatta: andare a elezioni adesso rischierebbe di travolgere Fi.

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