Le proposte di Civati sulla riforma del lavoro: l’intervista di Polisblog

L’idea dei “civatiani” è di presentare proposte di merito stralciandole dalla legge delega e portandole alla discussione parlamentare senza la forzatura di un decreto.

La riforma del Lavoro sta per iniziare il suo percorso parlamentare e dalla sinistra del Partito Democratico arrivano le proposte alternative a quelle del governo Renzi. Due proposte diverse, una da parte della corrente di Area Riformista che fa capo a Bersani (e che sarà presentata sotto forma di emendamenti); l’altra che arriva direttamente da Pippo Civati (più organica e che trovate in pdf in coda al post). Proprio Civati ha risposto ad alcune domande di Polisblog, parlando del jobs act e allargando il discorso anche a temi più generali che, in tempi di governo Renzi, stanno sempre più emergendo.

Ritiene che il ricorso al referendum interno al PD sia un’opzione reale, per salvaguardare l’art. 18? Non creerebbe una spaccatura inedita e insanabile nel partito?

La spaccatura si rischia se i toni della segreteria continuano a essere così aggressivi. Chiedere la massima apertura del dibattito, invece, mira a mantenere unito il Pd e a far convergere tutti quanti su una discussione di merito non su una questione «ideologica» proprio mentre ci si dichiara «post-ideologici».

La proposta di cui è promotore ha come primo obiettivo quello di limitare il campo d’azione del governo, riportando il timone nelle mani del Parlamento: non siete un po’ pochi, tra i parlamentari, a rivendicare il giusto diritto che Camera e Senato hanno di legiferare? Non è un po’ una democrazia “svuotata”, la nostra?

La delega è vaga e può portare a soluzioni che non corrispondono al mandato elettorale che abbiamo ricevuto dai nostri elettori e dai cittadini italiani. Chiedere maggiore coerenza tra parole e cose e un dibattito parlamentare esaustivo ha questo obiettivo. Il Parlamento ha votato per un record di volte la fiducia al governo Renzi come non era mai accaduto prima. E si tratta quasi sempre di decreti che si possono modificare solo marginalmente.

La “riforma delle riforme” del mercato del lavoro, come la definite nel documento, può essere decisiva, ma è sbilanciata sul lato inerente al “lavoratore”. Come si può fare per “educare” alla virtù la classe imprenditoriale italiana, che sembra la brutta copia di quella che contribuì in maniera decisiva all’arcadia italiana degli anni ’60?

Riportare al centro la qualità del lavoro e la produttività si può fare anche senza provare e riprovare formule vecchie e fallimentari. Giocare sull’indebolimento del posto del lavoro e del salario è quello che vediamo da anni, non certo una novità. E la vecchia guardia è rappresentata da chi non sa innovare, non certo da chi difende i diritti dei lavoratori, cercando di estenderli, e non da chi vuole estendere la precarietà totale.

Nel merito della vostra proposta, ci sono parecchi punti interessanti: per esempio quello che sottolinea il diritto di prelazione per i lavoratori di industrie dismesse. Ce ne può dare una spiegazione “for dummies”?

Conosciamo i risultati positivi di molte aziende prossime alla chiusura e ‘rilevate’ dagli stessi lavoratori con successo. Insistere su questa strada è da paese civile e moderno. Sostenere chi vuole salvare fabbriche e insediamenti produttivi è la prima cosa da fare.

Ritorniamo al PD: non è ormai evidente che cambiare il PD dall’interno è un’impresa quasi impossibile? Ci crede ancora?

Il Pd è un grande partito, grazie ai suoi elettori e ai suoi militanti, che incontriamo ogni sera alle feste dell’Unità. Non dimentichiamolo. Perdere questo patrimonio sarebbe una follia e cambierebbe i connotati del Pd in modo irreversibile.

Una migliore riforma del lavoro è possibile

Le proposte di Civati sulla riforma del lavoro

Pippo Civati, nella sua newsletter di oggi, lunedì 22 settembre, parla dell’argomento che sta tenendo banco in questi giorni nel suo partito, la riforma del lavoro.

Subito parte con una critica al comportamento del premier Matteo Renzi “contro” la vecchia guardia del Pd e contro i sindacati:

“Il premier ci dice – quando non se la prende con nemici reali e a volte immaginari – che dobbiamo cambiare un sistema ingiusto, che divide i cittadini in persone di serie A e di serie B e umilia i precari, e che non dobbiamo difendere il sistema vigente, un modello di diseguaglianze dove i diritti dipendono dalla provenienza o dall’età, mentre il nostro compito è difendere i diritti di chi non ha diritti […] Piuttosto che minacciare il proprio partito con un «cascate male» d’altri tempi, sarebbe meglio mantenere un atteggiamento che non faccia cascare tutto: il governo, il partito di maggioranza relativa e, soprattutto, i diritti delle persone che lavorano o che vorrebbero lavorare”

Civati paventa il rischio di “adottare misure che peggiorano ulteriormente” la situazione che già di per se è basata su una politica sbagliata che ha reso il lavoro sempre più precario e privo di valore premiando gli imprenditori più pigri e più imbroglioni e abbandonando invece a se stessi gli imprenditori più coraggiosi e innovativi.
Sul Jobsact poi dice:

“Il 29 settembre sarà presentato il Jobsact. A chi? Solo alla direzione o al corpo del partito? Quale Jobsact? Quello della legge delega (vaghissima), che non chiarisce le scelte fondamentali, o quello che scioglierà i nodi, con i provvedimenti attuativi (che sono evidentemente pronti, se potrebbero perfino essere trasferiti in un decreto, d’imperio)?”

In alternativa, Civati, con un gruppo di membri del suo partito, ha elaborato una proposta di legge di riforma del lavoro (che si può consultare a questo link). L’idea di base è quella di presentare proposte di merito stralciandole dalla legge delega e portandole alla discussione parlamentare senza la forzatura di un decreto.

La proposta dei civatiani prevede quattro pacchetti: uno sulle tutele la solidarietà nel mercato del lavoro, un altro contro la precarietà per un lavoro di qualità, il terzo che metta ordine tra lavoro subordinato e autonomo e il quarto sulla flessibilità e la codeterminazione.

Foto © Newsletter “È possibile”

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