Stato Islamico e propaganda, ecco come cambia la comunicazione della Jihad

Lo Stato Islamico sta cambiando la propria strategia di comunicazione per rendere la propaganda più efficace

Nelle ultime due settimane stanno avvenendo importanti cambiamenti della strategia comunicativa propagandistica dello Stato Islamico, cambiamenti che hanno avuto una sorta di “certificazione” in un comunicato emesso dalla Commissione Generale di Supervisione dell’IS.

Nel comunicato, datato 9 settembre, la Commissione Generale ingiunge ai miliziani jihadisti dell’IS di non riprendere nè fotografare le azioni di guerriglia e le esecuzioni degli ostaggi con i propri telefoni:

“La Commissione Generale dello Stato Islamico ha deciso che è vietato l’uso di cellulari e fotocamere e altri strumenti atti a fotografare i raid e tutto ciò che riguarda le battaglie, tranne che per i responsabili incaricati di documentare e fotografare le battaglie stesse; questo allo scopo di evitare ogni strumentalizzazione. I trasgressori saranno puniti.”

L’eccezionalità dei “responsabili incaricati” ci dimostra una prima cosa fondamentale: che la macchina della propaganda dello Stato Islamico è ben organizzata e gerarchizzata, affidata a persone competenti che con mestiere si occupano di produrre immagini di alta qualità utilizzabili in rete. Immagini che già da diversi mesi possono vantare una qualità molto alta (nelle riprese in HD, nelle tecnologie utilizzate -come i droni- e nella post-produzione), che garantisce l’effetto impattante e la viralità del messaggio.

Se tuttavia consideriamo che con ogni probabilità almeno i primi due video con le esecuzioni di Jihadi John (così è stato soprannominato il boia vestito di nero) sono stati pubblicati per errore senza il controllo della propaganda (in particolare quello di Steven Sotloff) il comunicato ci informa anche che il Califfato non è più disposto a tollerare queste intemperanze dei miliziani, temendo di fatto episodi di protagonismo incontrollato che non gioverebbero alla “causa” jihadista.

Per lo stesso motivo più o meno dal mese di agosto la propaganda dello Stato Islamico taglia le immagini della decapitazione dai video che vengono pubblicati in rete. Secondo il giornalista del Foglio Daniele Raineri, che in materia è molto ben informato, la decisione del Califfato è stata “politica”.

Grazie al video pubblicato oggi possiamo desumere un ulteriore miglioramento delle tecniche di comunicazione della propaganda jihadista: l’ostaggio inglese John Cantlie siede come un anchorman dietro una scrivania, un fondale nero alle sue spalle, e pronuncia pacatamente ma molto chiaramente l’anatema che gli viene imposto di pronunciare dai suoi carcerieri.

Ma c’è qualcosa di più perchè Cantlie annuncia che non sarà l’unico video così confezionato ma che questo farà parte di una “serie”: quella di oggi è solo la prima puntata. Il risultato è quello di una propaganda dall’effetto detonante: un condannato a morte che fa da portavoce dei suoi aguzzini rivolgendosi all’occidente a puntate.

Se possibile questa “mossa” va ben oltre, strategicamente parlando, gli spettacolari video delle azioni di guerra e ben oltre i tre video che con l’esecuzione dei prigionieri Foley, Sotloff e Haines; e dimostra, qualora ce ne fosse bisogno, un piano strategico comunicativo ben preciso, che si sta codificando nel tempo (come dimostra la circolare della Commissione Generale di cui sopra).

Obiettivo di questa forma di propaganda non è rivolgersi all’occidente come possibile culla di jihadisti bensì di minare il consenso dell’occidente ai propri leader, che tentano disperatamente di trovare un accordo per formare una coalizione internazionale anti-Isis, far passare l’idea che l’opinione pubblica occidentale sia manipolata dai media, che disinformano (e in parte, purtroppo, è anche vero) sulla natura del conflitto in Iraq e Siria.

Trasmettere in forma di telegiornale in inglese la verità diffusa dal Califfato per bocca di un cittadino britannico è una mossa a suo modo geniale, che in occidente (ad esempio nel Regno Unito) viene contrastata in modo assai blando: domani nelle moschee dell’isola di Sua Maestà verranno distribuiti volantini anti-Isis, mentre oggi il clero saudita ha lanciato una fatwa contro i miliziani dello Stato Islamico, sostenendo che il terrorismo da loro diffuso va contro la sharia, la legge islamica.