Tutti i movimenti indipendentisti d’Europa (e non solo)

Dall’Andalusia fino all’Europa dell’Est, tutto il continente è attraversato da pulsioni separatiste. Che potrebbero ricevere nuova linfa dal referendum scozzese.

di andreas

Non è difficile immaginare perché quasi tutti i leader europei si siano schierati per il “no” all’indipendenza della Scozia nel referendum in corso: la ragione non sta tanto (o non solo) nella vicenda scozzese in sé, ma più che altro nello slancio che una eventuale vittoria del sì potrebbe dare ai tanti movimenti indipendentisti sparsi per l’Europa. È dai tempi dell’indipendenza del Kosovo fortemente appoggiata dall’Occidente che si teme che il vecchio modello degli stati nazione possa subire scossoni, quanto sta avvenendo in questi giorni potrebbe effettivamente essere un ulteriore passo in avanti. Ma quali sono i principali movimenti indipendentisti sparsi per il Vecchio Continente e non solo? Ecco una mappa della situazione.

Spagna. La Spagna è il paese europeo maggiormente percorso da pulsioni secessioniste. Negli ultimi mesi si è parlato soprattutto del referendum in Catalogna (che però non avrà valore legale) che si terrà probabilmente il 9 novembre prossimo. La regione più ricca di Spagna reclama l’indipendenza da tempo, appoggiata da partiti come Esquerra, Unitat Catalana, Psm e Bloc Nationalista. Storicamente, però, la regione che più ha dato filo da torcere al governo centrale di Madrid è quella dei Paesi Baschi, in cui il sogno dell’indipendenza è stato condotto anche attraverso la lotta arma dell’Eta, il cui partito di riferimento è stato Batasuna, scioltosi nel 2003. Le redini dell’indipendentismo basco sono state prese da allora da Eusko Alkartasuna. Sempre in Spagna, coltivano sogni indipendentisti anche gli abitanti dell’Andalusia, della Galizia e dell’Aragona. Insomma, Madrid è decisamente lo stato-nazione che più ha da temere da una possibile vittoria degli indipendentisti scozzesi.

Francia. Anche la Francia, la nazione che più di ogni altra ha fatta dell’unità centrale il suo segno distintivo, ha i suoi movimenti indipendentisti, storicamente rappresentanti in Corsica dal Fronte di Liberazione Nazionale Corso, movimento che si è reso responsabile anche di numerosi attentati. Solo autonomia e non vera e propria indipendenza reclama invece il Partito della Nazione Corsa. Il Partito Occitano chiede invece l’indipendenza dell’Occitania, regione meridionale della Francia; come come in Bretagna troviamo l’Udb e in Alsazia il Partito Alsaziano. Storicamente, però, l’unica regione che ha sempre portato avanti una seria battaglia indipendentista è la Corsica.

Regno Unito. Non c’è solo la Scozia a non far dormire sonni sereni alla Regina Elisabetta. Da sempre è l’Irlanda del Nord la vera spina nel fianco nel governo centrale: nonostante la lotta armata dell’Ira sia ormai relegata al passato – anche se ciclicamente rispuntano fuori gruppi armati denominati Real Ira – la lotta politica del Sinn Fein per conquistare l’unità dell’Irlanda continua. Pulsioni indipendentiste esistono anche in Galles (con il partito Plaid) e in Cornovaglia (Mebyon Kernow).

Italia. Da noi le parole d’ordine “secessione” e “indipendenza” sono da sempre appannaggio della Lega Nord. Movimento che però non è considerato un serio partito indipendentista nel resto d’Europa. Le ragioni sono più che evidenti: oltre al fatto che storicamente la Padania non esiste, non ha un popolo, non ha una lingua, non ha una storia comune, è anche molto difficile immaginare come indipendentista un partito che ha fatto parte ben tre volte del governo centrale. Ma nella Penisola ci sono anche altri partiti che puntano all’indipendenza o all’autonomia: in Sardegna non si è mai esaurita la spinta del Partito Sardo d’Azione, così come in Val d’Aosta regolarmente riemergono movimenti che vogliono l’indipendenza (ultimo dei quali l’Alpe). Nella lista possiamo inserire anche la Liga Veneta, lo Slovenska Skupnost in Friuli, il Süd-Tiroler Freiheit in Alto Adige. Ci sono poi l’Alleanza Libera Emiliana, il Movimento per l’indipendenza della Sicilia e Unione Slovena.

Germania. In Germania i partiti indipendentisti non hanno mai trovato grande consenso, ciononostante fin dal 1946 il Beyernpartei lotta per l’indipendenza della Baviera, la regione meridionale tedesca. Negli ultimi tempi, tra l’altro, il consenso dei bavaresi verso una possibile indipendenza ha preso a crescere.

Belgio. Molto più complessa la situazione in Belgio, la cui unità nazionale negli ultimi anni è stata seriamente messa a rischio. Stato diviso in tre parti (Vallonia, Fiandre e regione di Bruxelles) gli autonomisti fiamminghi del N-Va (il cui principale obiettivo è l’indipendenza delle Fiandre) sono diventati la prima forza del paese in seguito alle ultime elezioni, situazione che sta rendendo sempre più complicata la possibile formazione di un governo.

Canada. Uno sguardo anche oltreoceano, dove non si è mai spento il sogno del Quebec di ottenere l’indipendenza. Regione francofona in una nazione anglofona, aveva tentato di conquistare la secessione con un referendum nel 1995. Il “sì” mancò la vittoria per poco più di un punto percentuale (50,6 contro 49,4%). Il Parti Québécois, però, spera di ottenere una nuova spinta da quanto sta avvenendo in Scozia per provare nuovamente a conquistare l’indipendenza.

Una mappa virtuale della situazione politica e dei movimenti indipendentisti in tutta Europa si può trovare qui. Mappa creata dall’Alleanza Libera Europa, che raggruppa una buona parte dei partiti indipendentisti europei.