La nuova segreteria del Pd di Renzi: ecco i nomi

Via libera alla segreteria unitaria, a cui parteciperanno anche le minoranze interne (ma non tutte).

Aggiornamento 20.23 – Bersaniani, dalemiani e lettiani: è la cosiddetta “linea Speranza” quella che prevale nella segreteria PD di oggi, al cui termine sono stati sciovinati nomi e cognomi dei nuovi componenti.

Una segreteria delle larghe intese, quella terminata poco fa, con un Roberto Speranza “vincitore”, di fatto: è prevalsa “l’unitarietà” del Partito. I nuovi componenti della segreteria PD sono: Filippo Taddei, Enzo Amendola, Andrea De Maria, Emanuele Fiano, Ernesto Carbone, Giorgio Tonini, Stefania Covello, Chiara Braga, Valentina Paris, Lorenza Bonaccorsi, Micaela Campana, Francesca Puglisi, Sabrina Capozzolo, Alessia Rotta.

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La nuova segreteria del Pd verrà annunciata durante la direzione nazionale del Partito Democratico, che dovrebbe tenersi oggi alle 18. E se ancora non ci sono certezze su quelli che saranno i nuovi ingressi, si sa invece comunque come funzionerà il meccanismo: entrano le minoranze, fatta esclusione per i “fioroniani” (da sempre acerrimi nemici di Renzi, ricambiati), i “civatiani” e i giovani turchi, che hanno già il loro posto di peso con la presidenza in mano a Orfini e comunque non avevano fatto richieste. Altra condizione, è che comunque i renziani si terranno i posti più importanti: i due vicesegretari saranno confermati, idem per il tesoriere Bonifazi. Guerini verrà incaricato anche di occuparsi dell’organizzazione.

Detto questo, gli ingressi dell’opposizione interna dovrebbero essere da tre a cinque. E si sa anche chi è nella rosa dei candidati: Enzo Amendola (candidato per gli Esteri) e Micaela Campana appartengono all’Area Riformista di Bersani, così come Andrea Giorgis, Danilo Leva e Cecilia Guerra. Potrebbe entrare anche una lettiana come Paola De Micheli e un cuperliano come Andrea De Maria. Il resto andrà in mano ai renziani. La certezza di entrare in segreteria, però, non c’è per nessuno.

Le chance maggiori sembrano essere in mano ad Amendola, Campana e De Maria, mentre Leva paga il fatto di essere stato responsabile giustizia della segreteria Bersani, per quanto riguarda Giorgis la ragione del contendere sta nella perplessità renziana di affidare le riforme istituzionali a un bersaniano. Che peraltro ha espresso riserve su soglie di sbarramento e liste bloccate nella vicenda Italicum. Non solo: per la casella delle riforme in prima linea c’è il renziano Emanuele Fiano, soluzione che Renzi vive con molta più serenità.

Gli Enti Locali dovrebbero andare a Davide Faraone, anche se sembra essere ancora in pista Ernesto Carbone. Una casella scoperta è quella della pubblica amministrazione, visto che Marianna Madia è diventata ministro, ma è abbastanza sicuro che anche questa resterà in mano alla maggioranza.

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