Renzi promette il “paese dei balocchi”. Ma è recessione nera e cresce l’ingiustizia sociale

Con la brutta aria che tira – piena recessione e dati Ocse allarmanti – l’Italia rischia davvero il commissariamento della Ue, decisa a imporre quei vincoli che il premier Renzi dice di voler rispettare pur ribadendo di “decidere in piena autonomia”.

Siamo al paradosso o al solito teatrino della politica nostrana fatta di annunci e battutine con l’unico obiettivo di tenere la palla di cercare il consenso. In un quadro preoccupante in cui l’Italia viene vista come la palla (di piombo) al piede che frena la ripresa dell’Eurozona (Standard & Poor’s) all’interno cresce l’ingiustizia sociale.

L’Italia è al 23esimo posto (!) (su 28) nella classifica europea sulla giustizia sociale, insieme alla … Lituania. Un dato pesantissimo quanto inquietante rilevato da uno studio dell’organizzazione indipendente tedesca Bertelsmann Stiftung (www.bertelsmann-stiftung.de).

Il 30% degli italiani è minacciato da povertà o esclusione sociale, e rispetto al 2007 è raddoppiato (da 6,8% a 12,4%) il numero di quelli colpiti da “severe privazioni materiali”. Un dato ulteriormente appesantito da una disoccupazione giovanile al 40%, e dalla più elevata percentuale europea di giovani che non studiano né lavorano (32%). Circa un terzo dei giovani italiani quindi rischia di restare fuori dal mercato del lavoro in modo permanente.

E’, inoltre, fortissimo l’allarme povertà. Nel rapporto è scritto: “Developments in Italy and Spain suggest a similar trajectory for poverty as that seen in Greece”. Ovvero: “L’andamento in Italia e Spagna suggerisce per la povertà una traiettoria simile a quella vista in Grecia”.

E’ la dimostrazione che l’Italia è priva del “manico”, un barcone sempre più alla deriva, incapace di darsi una classe dirigente all’altezza delle nuove sfide nazionali e internazionali. Invece di varare riforme di struttura, il governo si limita a sforbiciate di poco peso che non limitano la crescita ininterrotta del nostro debito pubblico e non consentono l’avvio della ripresa economica.

Addirittura si torna a battere (dichiarazioni del premier Renzi e del ministro Alfano) sul tasto della riforma del lavoro (quale?) e dell’abolizione dell’art 18.

Replica il segretario confederale della Cgil, Serena Sorrentino: “In questi anni sul mercato del lavoro si sono fatte leggi che, come solo risultato, hanno determinato precarietà e disoccupazione”. Si domanda la dirigente sindacale: “Articolo 18? Statuto dei Lavoratori? Sarebbero questi i problemi? Come ‘agevolare’ i licenziamenti? Il tema da affrontare è come si crea occupazione e, parallelamente, come vanno estese le tutele anche a chi non le ha. Alfano cita la Spagna e l’Inghilterra come esempi ‘virtuosi’ ma la sola cosa chiara è che, con tutta evidenza, non ha letto con attenzione i dati sulla disoccupazione e sulla precarietà che le riforme del lavoro hanno prodotto in quei paesi. Se è quello il modello, più che #cambiaverso Renzi #cambiapolitica”, conclude Sorrentino.

Già. Quo vadis, Matteo?

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