Lo Stato Islamico potrebbe colpire Papa Francesco?

Si teme per la sicurezza del Pontefice in vista dei suoi prossimi viaggi in territori a rischio. L’allarme lanciato dall’ambasciatore iracheno in Vaticano.

Lo Stato Islamico continua a fare paura, mano a mano che aumentano i territori conquistati e mentre l’Occidente viene di nuovo sconvolto dalle immagini delle decapitazioni. Il timore che la guerriglia possa spostarsi anche dalle nostre parti è già stato espresso più volte, viste anche alcune dichiarazioni di Al Baghdadi che preannunciavano l’arrivo dell’Is “fino a Roma”. Timori che arrivano fino alla soglia del Vaticano, dove l’ambasciatore iracheno presso la Santa Sede, Habeeb Al Sadr, racconta di temere per la vita di Papa Francesco.

“L’Isis è un tumore che si ramifica per metastasi, possiede cellule impazzite che potrebbero colpire anche al di fuori dell’area del califfato. Il Santo Padre del resto è un bersaglio e la strategia dell’Isis punta sul clamore mediatico”, ha spiegato il diplomatico a Il Messaggero. Fin qui, si tratta solo di illazioni, anche se è vero che lo Stato Islamico fa molta attenzione a “spettacolarizzare” (se si puà far passare un termine del genere) quanto più possibile le proprie azioni ed è anche vero che l’arrivo in Vaticano di Papa Francesco ha portato al cattolicesimo una visibilità che non aveva da tempo.

Temere che lo Stato Islamico arrivi fino in Vaticano, però, sembra davvero eccessivo. La cosa, però, viene presa sul serio anche da Giuseppe Esposito, vicepresidente del Copasir e senatore Ncd: “Qualche pazzo della Jihad, già presente sul nostro territorio, potrebbe tentare di colpire il Papa. Ad oggi evidenze investigative non ce ne sono, ma questo non esclude l’azione di uno più lupi solitari. La sicurezza del Santo Padre è stata rafforzata”, spiega a Il Giornale. Anche in questo caso, si tratta di paure, nemmeno semplici sospetti. A mettere in allerta sono piuttosto i prossimi viaggi che Papa Francesco dovrà compiere.

Il 21 settembre Bergoglio sarà in Albania. L’intelligence teme che si tratti di un viaggio rischioso, vista la possibilità concreta di cellula dell’Isil presenti in quel territorio, così come in Kosovo, Bosnia o Macedonia. Da queste nazioni sono infatti partiti centinaia di combattenti per la Siria e l’Iraq (la stima corretta è di oltre 300); ragion per cui qualche cellula di ritorno o che non si è ancora messa in azione potrebbe nascondersi nelle vicinanze delle zone che il Papa attraverserà nella sua visita. Altra visita a rischio, è quella del 29 e 30 novembre in Turchia, così come quella del prossimo anno negli Stati Uniti. Ma per ora gli occhi del mondo dell’intelligence sono puntati sul suo viaggio in Albania.

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