Fascismo: Cassazione, è ancora un pericolo e il saluto romano va vietato

La Cassazione interviene sulla condanna di due ragazzi di Bolzano e conferma che il fascismo è anti-costituzionale e il saluto romano va vietato.

Il fascismo è un pericolo attuale e il saluto romano va vietato. La Cassazione ha sancito questi due ‘articoli’, confermando la condanna di due giovani che, durante in incontro pubblico a Bolzano, nel 2009, organizzato da Casapound per onorare le vittime delle foibe, avevano urlato “presente” e fatto il tipico saluto del Ventennio.

La decisione della Corte che farà giurisprudenza si basa su queste motivazioni:

“Nulla autorizza a ritenere che il decorso di ormai molti anni dall’entrata in vigore della Costituzione renda scarsamente attuale il rischio di ricostituzione di organismi politico-ideologici aventi comune patrimonio ideale con il disciolto partito fascista o altre formazioni politiche analoghe”.

Quindi, secondo i giudici,

“l’esigenza di tutela delle istituzioni democratiche non risulta erosa dal decorso del tempo e frequenti risultano gli episodi ove sono riconoscibili rigurgiti di intolleranza ai valori dialettici della democrazia e al rispetto dei diritti delle minoranze etniche o religiose”.

Impensabile abbassare la guardia:

“Va escluso che la libertà di manifestazione del pensiero possa andare esente da limitazioni lì dove la condotta tenuta risulti violatrice di altri interessi costituzionalmente protetti”.

La Costituzione è insomma al di sopra della libertà di pensiero e di azione. E’ il limite massimo, anzi, di queste. Il saluto romano?

“Non è la manifestazione esteriore in quanto tale a essere oggetto di incriminazione, ma il suo venire in essere in condizioni di pubblicità tali da rappresentare un concreto tentativo di raccogliere adesioni a un progetto di ricostituzione. Il fatto che gli altri partecipanti alla manifestazione condividessero l’ideologia fascista e il ricorso agli atti simbolici nulla toglie alla pericolosità concreta della condotta, anzi ne rappresenta la conferma, trattandosi di comportamento idoneo a rafforzare una volontà di riorganizzazione tra più soggetti, né rileva il mancato compimento, durante la manifestazione, di atti di violenza che avrebbero dato luogo a incriminazioni diverse e ulteriori”.

I due imputati, che sono stati giudicati con rito abbreviato, sono stati condannati quindi in via definitiva a due mesi di reclusione e a 300 euro di multa per il primo (che non aveva precedenti penali), a 20 giorni di carcere e a 140 euro di multa per il secondo (pena sostituita con una sanzione complessiva di 760 euro); per quest’ultimo, sono state concesse le attenuanti generiche.

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