Forza Italia si ribella a Berlusconi

L’appoggio a Renzi contro ogni logica condizionato dalla volontà di salvaguardare le aziende. Ma il partito non ci sta.

La ragione che ha portato Silvio Berlusconi a siglare il Patto del Nazareno con Matteo Renzi è oggetto di speculazioni ormai da mesi: si può capire la volontà di mettere finalmente mano alla legge elettorale e varare una riforma del Senato, molto più difficile capire perché continuare in quello che ormai assomiglia a un appoggio esterno, contro ogni logica e contro ogni sondaggio. Della questione si è parlato tantissimo: chi ipotizza un accordo su temi scottanti come la giustizia, chi è sicuro che l’assoluzione dell’ex Cavaliere nel processo Ruby sia figlia di questo patto, chi pensa che Berlusconi stia pensando, ormai, solo all’interesse “del paese” e non più del suo partito.

Ecco, forse le cose sarebbero più chiare se si sostituisse “delle sue aziende” a “del paese”. La chiave di lettura che ormai sembra aver convinto tutti gli analisti è quella secondo cui l’appoggio incondizionato di Berlusconi a Renzi sarebbe di fatto eterodiretto dai figli dell’ex Cavaliere. I veri supporter del premier, insomma, sarebbero Piersilvio Berlusconi (che ha scoperto le carte dichiarandosi renziano) e Marina Berlusconi. Che vogliono un governo forte, che garantisca stabilità (tenendo al riparo le aziende da brutte sorprese) e faccia le riforme (che aiutino il “sistema-paese” a uscire dal pantano). In poche parole, il vecchio conflitto d’interessi torna a farsi sentire.

Addirittura, secondo alcuni, Marina Berlusconi invece di voler prendere la guida di Forza Italia, ne vorrebbe lo scioglimento. Per la serie: “Se non serve alle nostre aziende, a che serve?”. Ipotesi estrema che potrebbe prendere corpo solo se la ribellione in corso nel partito andasse fino in fondo. Il problema infatti non è tanto, o non solo, che la decisione di continuare ad appoggiare un governo guidato dal partito avversario vada contro ogni logica politico-elettorale, non è tanto il fatto che in Forza Italia lo scontento continua a montare; il vero problema è che il declino di Berlusconi fa sì che sia sempre più difficile tenere a testa alla rivolta.

Rivolta di cui si sono viste le conseguenze anche nel flop della candidatura di Catricalà alla Consulta. Il leader di Forza Italia sta giorno dopo giorno perdendo la presa sui suoi uomini. L’unico a uscire apertamente allo scoperto è Raffaele Fitto, che invoca ogni giorno le primarie a partire dalle prossime elezioni regionali, ma in verità lo scontento attraversa una netta maggioranza del partito. Cosa che si nota anche dal fatto che sono sempre di più i senatori e i deputati che non versano gli 800 euro mensili nelle casse di Fi. Cosa su cui si chiudeva un occhio finché c’erano i finanziamenti pubblici e finché provvedeva Berlusconi, ma sulla quale ora che entrambi i rubinetti si stanno chiudendo non si può più soprassedere.

E a poco serve la minaccia della tesoriera Maria Rosaria Rossi di non ricandidare i morosi, dal momento che molti di loro già sanno di non avere chance e preferiscono tenersi stretto il bottino mensile. La situazione, in definitiva, è quella di un partito in crisi che continua a scivolare verso il basso, non mostrandosi alternativo a nessuno. Un partito in crisi ma comunque costretto a “mediare” con Berlusconi, impossibilitato a rivoltarsi apertamente. Anche perché i voti a Forza Italia, ancora oggi, li porta solo lui.

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