Movimento 5 Stelle: allarme per possibili infiltrazioni mafiose

Preoccupa il metodo di selezione in vista delle elezioni regionali: “Un camorrista potrebbe gestire i voti sul portale”. L’allarme del deputato pentastellato Pisano.

Che il metodo con cui vengono selezionati i candidati nelle varie elezioni in cui compete il Movimento 5 Stelle non sia dei migliori è ormai stato detto da tanti: ci si può ritrovare seduti in Parlamento dopo essere stati votati da un centinaio di persone e seduti in un consiglio regionale per qualche decina di voti; in questo modo, arrivare a rivestire un ruolo istituzionale di prima importanza perché si ha qualche amicizia in più è fin troppo facile. Una prima toppa alla metodologia di “primarie online” del M5S è stata posta con il doppio filtro: prima si vota su base territoriale e poi su base regionale, ma è evidente che non basti questo per rendere credibile una selezione del territorio fatta attraverso i voti di poche centinaia di persone.

A questi dubbi, oggi si aggiunge quello che è un vero e proprio allarme in vista delle elezioni regionali in Emilia Romagna e delle regionali in Calabria e nelle altre regioni in cui si voterà nei prossimi mesi: il rischio che nelle liste del Movimento 5 Stelle si infiltrino camorristi e mafiosi. Si sa, tra i requisiti per candidarsi c’è quello di avere la fedina penale pulita e di non essere sottoposti a indagine, ma quando si scende nei territori più periferici tutto questo non basta. A spiegarlo non è qualche anti-grillino, ma il deputato del Movimento 5 Stelle Girolamo Pisano, in un’intervista a Repubblica:

“Le liste si riempiranno di mafiosi e camorristi, chi lo impedisce? Senza un filtro fatto di conoscenza del territorio, rapporti, lavoro comune, nessuno può garantirti che una persona con la fedina penale pulita non sia invece un malintenzionato. Se io fossi un bel capo camorrista, farei iscrivere i miei familiari sul blog, creerei di fatto una struttura fantasma ufficializzata con il meet up, e alla fine candiderei qualcuno gestendo direttamente i voti sul portale. È un meccanismo facilissimo da infiltrare e loro lo sanno”.

“Loro”, ovviamente, sono Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, che non potrebbero nemmeno intervenire:

“Non lo saprebbero, non hanno il controllo del territorio, e lo dimostra quello che è successo in Sardegna, con il fallimento delle liste che dovevano presentarsi, o la guerra tra bande in Calabria. (…) Questo regolamento per la selezione dei candidati è giusto, perché si propone di abbattere il muro tra politica e cittadini, ma non è capace di rendere il Movimento impermeabile ad associazioni criminali o gruppi d’interesse“.

E in effetti qualcosa di simile è anche già avvenuto, com’è stato nel caso di Imperia nelle elezioni comunali del 2013 e non solo. Per fortuna dove mancano i controlli dei vertici, si sviluppa spesso quel “controllo dal basso”, fatto di informazione e passaparola. Cosa che fino a questo momento ha sventato che qualche piccolo spregiudicato si trovasse in posizioni di potere sfruttando le falle del M5S. Ma se nel gioco dovesse entrare la criminalità organizzata, allora i rischi aumenterebbero esponenzialmente.

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