Sinistra Pd: “Pronto un emendamento per abolire il Pareggio di Bilancio”

Fassina, Lauricella e D’Attorre presenteranno un emendamento al Ddl Boschi per ottenere l’abrogazione del pareggio di bilancio in Costituzione. Tale iniziativa potrebbe indebolire Renzi e il suo governo

A breve sarà presentato alla Camera dei deputati un emendamento al Ddl Boschi per cancellare il pareggio di bilancio in Costituzione. I promotori dell’iniziativa sono tre esponenti bersaniani del Pd: Stefano Fassina, Giuseppe Lauricella e Alfredo D’Attorre. Una proposta che secondo i firmatari del testo andrebbe nella direzione indicata dal premier Matteo Renzi, ma che in realtà rischia di mettere in difficoltà il governo in carica. A sostenerla potrebbero essere, infatti, parte dei democratici, il Movimento 5 Stelle, Sel e qualche esponente della destra. Certamente non la maggioranza, che al di là degli slogan, non avrebbe alcun vantaggio ad alzare il tiro con Draghi e Merkel.

Il Ddl sulle riforme approvato ad agosto in Senato è ancora emendabile. Approderà alla Camera, in commissione Affari costituzionali, il 9 settembre e lì non è escluso che il provvedimento sia soggetto a modifiche. Tale ipotesi è sostenuta anche dalle parole del presidente della commissione Francesco Paolo Sisto (Forza Italia): “Non decido da solo le eventuali modifiche sono frutto di contatti e mediazioni: certamente non è un testo chiuso, qualcosa verrà cambiato”.

Ecco allora che la sinistra del Pd ha l’occasione di riprendere un minimo di visibilità politica, dopo mesi in cui ha dovuto mandare giù bocconi amari. Certamente non ha il potere di mettere in crisi gli equilibri politici come in Francia, dove i ribelli del Partito Socialista sono entrati “in guerra” contro Hollande e Valls, ma potrebbe comunque puntare a riguadagnarsi un certo spazio, anche in vista della prossima finanziaria.

Ricordiamo che il pareggio di bilancio, l’art.81 introdotto con il Fiscal Compact, era stato inserito in Costituzione nel 2012, quando presidente del Consiglio era Mario Monti. Fu una delle tante misure presentate come un’emergenza assoluta per non sprofondare nell’abisso della crisi economica. Per la verità, in quel caso, la sinistra Pd non fece opposizione e Pierluigi Bersani accettò la proposta senza battere ciglio.

Fassina, tuttavia, respinge le accuse di opportunismo e strumentalizzazione: “nel 2012 non ero parlamentare e non l’ho votato il pareggio di Bilancio. Fu un grave errore e lo dissi a Bersani. E comunque ora cancelliamolo“. Inoltre, l’ex vice ministro dell’Economia ha aggiunto, come riportato dall’Ansa, che ora “in Italia occorre superare il tabù del limite del 3%, sforare il tetto per due o tre anni, per dare vita a manovre espansive“.

Dello stesso avviso Lauricella: “se si vuole tentare di cambiare la politica economica in Europa, se si vuole portare avanti una politica di investimenti di stampo keynesiano, allora non c’è dubbio che il ragionamento sull’articolo 81 è centrale

I renziani non hanno gradito la posizione assunta dai tre firmatari dell’emendamento. Sia Tonini che Giachetti hanno lasciato intendere che è solo una mossa per indebolire l’operato del premier. Inoltre, a insospettire i fedelissimi del rottamatore è la concomitanza della loro iniziativa con la stoccata di D’Alema di ieri. Alla Festa dell’Unità di Bologna l’ex presidente del Consiglio ha dichiarato: “il governo compie indubbiamente degli sforzi. Poi i risultati, sicuramente, per ora non sono soddisfacenti”. Ed ha aggiunto che la segreteria del Pd è in mano a dei fiduciari di Renzi.

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