Renzi, parte il primo siluro di D’Alema. Solite beghe interne e fuffa mediatica?

Puntuale come un treno svizzero è arrivata dall’interno del Pd la prima vera pesante bordata contro Matteo Renzi firmata Massimo D’Alema. Il lider Maximo attacca il “suo” segretario-premier a tutto campo, in primis sull’operato del governo “risultati insoddisfacenti” e sulla trasformazione personalistica del Partito Democratico (“Il Pd non è di Renzi”) che ha “vita stentata” e una segreteria di “fiduciari”.

Condivisibile o meno, quella di D’Alema è una analisi politica e le repliche dei caporali di giornata renziani Isabella De Monte, di Ernesto Carbone, di Andrea Marcucci alzano solo il polverone delle polemiche da bar ma sono ben al di sotto del livello dei nodi sollevati da “Baffino”.

L’Italia arranca sfiduciata e delusa, stretta nel morso della crisi e il partitone del 40 per cento e passa (alle elezioni europee) – di fatto “proprietario” dell’attuale governo – invece di aprire nel Paese un confronto profondo sulle grandi riforme di struttura chiamando tutti ai remi si rinchiude nelle sue beghe interne, confidando nei messaggi mediatici.

Dice l’ex ministro socialista Rino Formica: “ I provvedimenti economici che Renzi definisce ‘rivoluzionari’, mi fanno solo ridere. Invece, il suo decisionismo personalistico ha distrutto l’unico grande partito che era rimasto in piedi, il suo Pd”.

Nessuno sente la nostalgia della “politologia” della prima Repubblica, condita di astrattismo e ideologia. Ma i grandi confronti interni ai partiti e fra i partiti hanno fatto grande l’Italia del dopoguerra: Togliatti-De Gasperi, Togliatti-Nenni, DE Gasperi-Fanfani, Moro-Andreotti, Berlinguer-Moro, Amendola-Ingrao, Amendola-La Malfa ecc non fanno parte della fuffa mediatica ma restano patrimonio politico culturale e di democrazia nonché di capacità di governo del Paese.

Ma le astrattezze e le ideologie dominano tutt’ora in modo latente e spesso subdolo il fare dei protagonisti, a cominciare da Renzi. Scrive Benedetto Ippolito: “Non è uno Stato efficiente o una nomina prestigiosa a Bruxelles a rimediare al caos in cui siamo, ma la rimozione di una linea sbagliata, incentrata solo sul ruolo della politica (bassa ndr)e non sul primato attivo della società”.

Aggiunge Ippolito: “ Noi non cresciamo come Paese più da una vita. Questo è il dramma. E siamo in recessione non malgrado, ma a causa della politica, della sua presenza costosa e massiccia, della sua burocrazia, dei poteri che sono esercitati da magistrati, amministratori, eccetera che vogliono leggi di sistema unicamente per la difesa dei propri interessi corporativi di classe.
Le vere riforme Renzi, insomma, non le ha neanche promesse, non dico proposte o pensate, perché richiedono di rimuovere precisamente i motivi di fondo del suo elettorato e della sua esistenza politica.
La ripresa economica è possibile, viceversa, unicamente ricostruendo la nostra comunità come sovranità salda, sorretta da legami umani veri, solidi e anteriori ad ogni altro interesse successivo”.

Servirebbe un confronto a viso aperto con gli italiani, non una battutina sui social network. Se Renzi e il Pd non cambiano saranno gli italiani a fare la sintesi, non con uno slide, ma con la croce sulla scheda elettorale.

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