Pd e Pdl: e la droga nei programmi?

Morire a 19 anni, perchè una pasticca o qualcos’altro hanno fatto – troppo – il loro dovere, perchè senza la serata è noiosa, quindi caliamoci una pasta, facciamoci una striscia o una spada. La vicenda del ragazzo di Varese ha fatto parlare a sproposito buona parte della stampa nazionale. Michele Serra invece ha scritto su

di bruno

Morire a 19 anni, perchè una pasticca o qualcos’altro hanno fatto – troppo – il loro dovere, perchè senza la serata è noiosa, quindi caliamoci una pasta, facciamoci una striscia o una spada. La vicenda del ragazzo di Varese ha fatto parlare a sproposito buona parte della stampa nazionale. Michele Serra invece ha scritto su Repubblica parole piene di rassegnazione e di amarezza, che devono servire a stimolare una riflessione. Prendendo spunto da qualche dato.

Un rapporto del Ministero dell’Interno sul consumo di droga tra le persone segnalate ai prefetti dal 1991 al 2006 ci dice alcune cose interessanti: primo, circa l’80 % dei segnalati è un consumatore di hashish o marijuana. Consuma droghe leggere. Il consumo di eroina au contraire è costantemente in calo, compensato abbondantemente da un aumento di quello di cocaina. E fin qui nulla di strano. Sempre un 80 % circa è composto di persone che sono state segnalate una sola volta.

Sembrerebbe insomma che gli italiani si facciano solo una canna ogni tanto. E basta. Purtroppo non è così. Basta leggere il libro di Federica Angeli ed Emilio Radice (Cocaparty, edito da Bompiani) per rendersi conto che si tratta di consumi diffusissimi tra i giovani. Anche nelle università qualunque stupefacente gira con estrema facilità. La risposta arrivata dalla politica ha un nome ben preciso, Legge Fini Giovanardi.

Foto: cinocino, Flickr

Una legge che sostanzialmente ha equiparato droghe leggere e pesanti (“ci sono droghe che fanno molto male e altre che sono eccellenti”, direbbe però Luttazzi) e che lascia al giudice ampia discrezionalità circa la differenza tra uso personale e spaccio ( magari 3 piantine di marijuana sono per uso personale, 4 no. E dove sta la differenza?). Insomma, una legge fortemente punitiva e fortemente repressiva, che ha prodotto, tra i primi effetti, un aumento delle segnalazioni alla magistratura e degli arresti per detenzione di cannabis.

Ma è questa la strada giusta da seguire? Forse. O forse no. Il proibizionismo serve storicamente a poco. Dall’alcool alla prostituzione, si è visto che se non si verifica un cambiamento culturale (“non devo bere molto perché mi fa male”, “non devo essere cliente delle prostitute perché non è giusto nei confronti di me stesso e delle stesse prostitute, spesso schiave dei loro aguzzini”), la repressione da sola serve a poco.

Anche per quanto riguarda la tossicodipendenza si può fare lo stesso discorso. Luigi Zingales ha scritto sull’Espresso del 22 Novembre scorso un articolo forte e provocatorio. La risposta al dilagante consumo di droga e all’ingrassamento delle varie mafie (‘ndrangheta in primis) col traffico di stupefacenti è fare il contrario di quanto fanno gli spacciatori.

Ossia, rendere difficilissimo farsi la prima dose di droga ma al contempo dare gratuitamente ai drogati la dose necessaria (con alcuni paletti, naturalmente, come quello di dover consumare la droga in un centro sanitario). Insomma, tolleranza mille con i drogati, tolleranza zero con gli aspiranti drogati. Ma Pd e Pdl non sembrano aver fatto caso a questi numeri. Voi cosa ne pensate?

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