PD primarie, Renzi e Bersani si sparano “bolle di sapone”. Quando i “rottamatori” erano Fanfani e Craxi

Siccome è un giro, la diatriba – chiamiamola così – fra i giovani e gli anziani, fra il vecchio e il nuovo è vecchia come il cucco. Peggio ancora in politica, perché il potere è il potere, non solo il comando e non solo i soldi, e anche perché più vai su e meno capisce

Siccome è un giro, la diatriba – chiamiamola così – fra i giovani e gli anziani, fra il vecchio e il nuovo è vecchia come il cucco. Peggio ancora in politica, perché il potere è il potere, non solo il comando e non solo i soldi, e anche perché più vai su e meno capisce l’aforismo del XVI di Montaigne: “Anche se sei seduto sul più maestoso dei troni, sempre sul tuo culo seduto sei”.

Già, ma – a parte le disquisizioni anatomico-sessuali sul lato B- c’è deretano e deretano. Ora, tornando all’attualità politica, la parolaccia usata da Matteo Renzi – rottamazione – altro non significa che “far fuori l’altro” e prendere il suo posto. E’ sempre successo ed è sempre successo in ogni epoca, ovunque ci sia stato e ovunque c’è il potere. Ma nei cambi di guardia ci sono significative differenze. Due esempi, uno riguarda la DC e l’altro il PSI.

Alcide De Gasperi fu il leader democristiano indiscusso, premier e statista internazionale. Ma, dopo la sconfitta della “legge truffa” del 1953, si rassegnò a passare la mano e al congresso di Napoli del 1954 la DC affidò la segreteria al 45enne funambolico Amintore Fanfani. Non fu un passaggio legato alla carta di identità, ma una svolta politica sulla base di una piattaforma interclassista incentrata su “una più stretta opera di affinamento tra DC e forze sociali cristiane, tra DC e sindacati liberi, coltivatori diretti, dirigenti d’azienda e forze e associazioni combattentistiche”. Il professore aretino rivoltò il partito come un calzino, con l’Italia avvolta dal partito dello Scudo Crociato come una ragnatela, Rai compresa. Nel bene e nel male quel partito ha governato per mezzo secolo e ancora si parla di … morire democristiani.

Dopo i fatti del Cile del 1973 e la proposta di Berlinguer alla Dc per un governo di “larghe intese”, il PSI di Francesco De Martino spinge per l’alleanza con i comunisti con il risultato di far scendere i socialisti sotto il 10 per cento. Nel caos conseguente alla sconfitta elettorale, ci fu la “rivoluzione dei quarantenni” e il 16 luglio 1976 all’Hotel Midas il 42enne Bettino Craxi diventò segretario del PSI. La svolta politica fu pesante: Craxi avviò senza reticenze il “nuovo corso” opponendosi al compromesso storico di Berlinguer, delineando una linea dell’alternanza fra DC e il suo partito. Poi ci fu una rivalutazione del pensiero socialista libertario
rispetto al totalitarismo del marxismo, una riscoperta di Proudhon rispetto a Marx. Un saggio scritto da Craxi stesso su L’Espresso e intitolato «Il Vangelo socialista», stronca il leninismo, il comunismo e chiede al PCI il ripudio della sua storia, di fatto isolandolo e spingendolo in quella crisi che lo porterà alla fine. Insomma, politica, contenuti di grande politica interpretati da leader, discutibili, ma di notevole spessore. E oggi, c’è niente di tutto questo nella battaglia delle primarie del PD?