Renzi attacca Bersani: “Cayman? Lui deve spiegare Mps e scalata Telecom”

“Il 40% lo prendiamo dal centro e dai grillini”

Bersani sta testando sulla sua pelle la capacità di reazione di Renzi. Dopo l’affondo sulla questione Cayman, il ‘rottamatore’ è partito in una serie di comizi, interviste e dichiarazioni che al segretario Pd sta ancora girando la testa: “Con noi il partito al 40%”, “Non parlare con la finanza è un errore”, “Se perdo non faccio il parlamentare”, “Adesso rottamazione delle idee”, “Bersani spieghi l’affare Mps e la scalata Telecom”. E tutto questo nel week end. Per uno abituato a bofonchiare, avere a che fare con un’energia del genere non deve essere facile.

Anche perché Renzi nel frattempo non si sta riposando. A dire la verità è ubiquo: è contemporaneamente a Genova per un comizio e un’intervista al Secolo XIX e a Torino nella redazione della Stampa. E in tutto questo, un punto debole ce l’ha anche lui: come fa ad amministrare Firenze mentre conducendo la campagna elettorale più intensa che in Italia si ricordi?

“Sto sacrificando tutti i fine-settimana. La città è stata governata, abbiamo fatto quello che dovevamo fare. Certp, magari gli assessori hanno fatto un po’ di superlavoro nelle ultime settimane…”

Talmente ‘nuovo’ che lui le città le amministra nel week end. Mentre gli altri riposano. Ma sappiamo tutti qual è il tema del momento: le isole Cayman. E il sindaco non si tira indietro:

“Stiamo parlando di un fondo che ha sede in Inghilterra e che utilizza il diritto delle Cayman allo scopo di pagare le tasse solo in Inghilterra. Una procedura normale, non parliamo dei paadisi fiscali di chi evade. Alle Cayman hanno sede l’80% dei fondi internazionali che devono comprare il nostro debito pubblico e non credo che Bersani abbia fatto una bella figura: sono gli stessi a cui magari tra qualche mese dovrà andare a chiedere di comprare titoli pubblici italiani”.

E le vicende ‘oscure’ della nomenklatura Ds/Pd?

“Ho semplicemente degli esempi di meccanismi della politica che… diciamo che non hanno funzionato: dal Monte dei Paschi e Banca 121 ad Antonveneta. E poi ricordo la vicenda dei ‘capitani coraggiosi’ che acquisirono Telecom: un’operazione molto discutibile fatta ai tempi in cui D’Alema era al Governo e Bersani ministro”

Ma non basta: prima di passare a toni più concilianti, c’è l’ultima stoccata al segretario:

“Bersani dà l’idea di voler ridurre la partecipazione. Aveva detto che non avrebbe cambiato le regole, non è andata così. Ci siamo fidati, prendiamo atto che ha cambiato idea, ma dà l’impressione di voler vincere una gara truccata“.

Fin qui, il Renzi in versione cattivo. Si vede che aveva bisogno di scaldarsi alla vigilia di un comizio importante in una città tradizionalmente di sinistra. Perché la sua versione torinese (forse anche a causa dell’intervistatore buono per definizione, Gramellini) è molto più soft:

“Noi abbiamo detto: se perdiamo saremo leali e rispettosi, se vinciamo cambiamo il Paese e anche l’idea di sinistra. Perché un partito che si chiama democratico ha paura del confronto? Quando ho presentato le mie idee ai cittadini non ho visto il risentimento che ho visto nel gruppo dirigente. Abbiamo cercato di spiegare che il progetto di scardinare il vecchio sistema di potere del Pd ha tutti i connotati per definirsi di sinistra. Non siamo il brutto anatroccolo della famiglia di sinistra, siamo nella tradizione blairiana, in quella dei democrat americani. Siamo di sinistra anche noi”

Questo è diventato un po’ un chiodo fisso di Renzi, a cui fino a poco fa non dava fastidio che tutti negassero la sua identità di sinistra. Adesso ha cambiato idea, forse per non perdere il voto dei giovani, che lo vedono di buon occhio per il discorso della rottamazione, ma storcono il naso quando Renzi si lascia inquadrare come un erede della Dc. Anche se ‘di sinistra’, non vuol certo dire andare d’accordo con quelli come Fassina…

Se vinco non credo che Fassina si metterà a disquisire del mio programma economico, ma è un iscritto al Pd e rispetterà chi ha vinto. Se vince Bersani non è che io gli impongo le mie regole, perché in un partito si sta anche quando non si condivide tutto ma molto. E poi se lo vede lei il partito di Fassina? Il Pdf… neanche fosse un documento internet…

E la storia del 40% di voti al Pd se vincerà lui?

“Il 40% che immagino deriva dallo sfondare tra i moderati ma anche dal recuperare tra i grillini. Se il Pd avesse il coraggio di dire ‘facciamo noi la manovra anti-casta, dimezziamo i parlamentari e aboliamo il finanziamento pubblico ai partiti’, se lo dicesse Bersani, Beppe Grillo passerebbe a percentuali da prefisso telefonico

Dopo il pdf, la battuta sul prefisso telefonico suona un po’ analogica, ma vabbè. Il finale è tutto per tranquillizzare quelli che vedono le primarie in corso come qualcosa che mette a rischio l’intero partito.

“Il partito non si spaccherà. Qualcuno lo minaccia perché vuole consenso elettorale ma dopo le primarie chiunque vinca il Pd sarà più forte

Foto | Getty

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