Berlusconi al Processo Ruby: “Bunga bunga? Mai scene di sesso a casa mia”

Sui miei festini si è molto favoleggiato

di andreas

Alla fine Silvio Berlusconi si è deciso e si è presentato al Processo Ruby per rendere alcune dichiarazioni spontanee e respingere le accuse della Procura di Milano che gli contesta i reati di concussione e prostituzione minorile. La vicenda – per l’opinione pubblica – sembra ormai passata in secondo piano. Ma, ovviamente, per il Cavaliere la situazione è diversa, il processo lo preoccupa molto: lo ha dimostrato cercando in ogni modo di infilare un impossibile ‘Salva Ruby’ nel ddl anticorruzione.

E allora: che ha detto Silvio Berlusconi dopo essersi palesato in aula con l’intezione di “respingere le accuse”? E che volete che abbia detto? Le solite cose: “Mai fatto sesso con Ruby”, “Credevamo fosse maggiorenne”, “Le feste erano decorose” ecc. ecc. Ma vediamo più nel dettaglio le dichiarazioni del Cavaliere:

“Posso escludere, con assoluta tranquillità, che si siano mai svolte scene di natura sessuale a casa mia. L’espressione bunga-bunga nasce da una battuta che ho ripetuto più volte e che è stata riportata anche dalla stampa. Si è favoleggiato molto sulle serate nella mia residenza privata con chiari intenti diffamatori e con una intrusione nella vita privata di un cittadino. Le serate ad Arcore si svolgevano con delle “cene in una grande sala da pranzo, nelle quali io ero al centro della tavola e monopolizzavo l’attenzione cantando, parlando di sport, di politica e di gossip”

Appunto, niente di nuovo. E Ruby, invece?

“Non ho mai avuto rapporti intimii di qualsiasi tipo con Ruby, e poi ero convinto avesse 24 anni, come lei aveva detto. Non ho mai avuto rapporti intimi con ruby, le avevo solo concesso tramite il mio amministratore un prestito perché lei mi aveva detto di poter diventare socia di un centro estetico solo per evitare conseguenze diplomatiche negative dal momento che Ruby aveva raccontato di essere figlia di una cantante egiziana e imparentata con la famiglia Mubarak”

Ebbene sì, su questo punto il Cavaliere insiste e con sprezzo della dignità ritira in ballo Mubarak. E dopo le cene eleganti, Ruby e Mubarak c’è ancora una munizione da sparare da parte di Silvio.

“Avrei preferito rendere interrogatorio ma questi 20 anni di accanimento della procura di Milano contro di me non mi ha consentito di farlo. Sono disposto a farmi interrogare da chi pone le domande essendo interessato alle mie risposte”

Eccolo qua: ovviamente il grande classico della persecuzione giudiziaria non poteva assolutamente mancare. C’era davvero bisogno di andare a rendere dichiarazioni spontanee per ripeter cose che abbiamo sentito dire mille volte? Ma non finisce qui:

“Leggo che mi avete già condannato, spero però che non sia così perché sarebbe una barbarie e significherebbe che l’italia non è una democrazia”

“Non c’è mai stata da parte mia nessuna dazione di denaro per ottenere in cambio rapporti intimi, questo non è mai successo nella mia vita”

Continua la trafila di dichiarazioni riguardanti principalmente il rapporto del Cavaliere con Ruby.

“Mi chiamò Nicole Minetti e mi raccontò che Ruby era stata identificata, che non era egiziana ma era marocchina e che era minorenne. La notizia mi lasciò di stucco e mi resi conto di una sua seconda e falsa identità. Da quel momento ritenni di non dovermi più interessare di lei”

“Ruby mi ha mentito raccontandomi una condizione ideale che si era costruita rispetto a quella reale che era miserevole”

Tra una dichiarazione e l’altra il Cavaliere continua a provocare le “toghe rosse”, ritirando fuori dal cilindro la sua celebre espressione “L’Italia è il paese che amo”, usata nel 1994 nel video della discesa in campo.

In Italia, che è il Paese che amo deve esserci la certezza sull’imparzialità dei giudici

“Non avevo nessun interesse a chiedere alla questura comportamenti diversi da quelli previsti dalla legge, tanto che non ho svolto mai alcuna pressione nei confronti del funzionario della questura che ho avuto al telefono e al quale, come da lui stesso qui affermato, mi sono limitato a dare e a chiedere una semplice informazione. E non ho mai chiesto che la ragazza fosse affidata a Nicole Minetti”

“La decisione di contattare la questura di Milano mi fu suggerita dall’onorevole Valentino Valentini e da un caposcorta che diceva che poteva prendere contatti con un funzionario. Si è trattato di una scelta doverosa per evitare un incidente diplomatico”

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