Caselle, guardia giurata ruba un monitor e si suicida per la vergogna

“Anche gli angeli, capita a volte sai si sporcano, ma la sofferenza tocca il limite” diceva una bella canzone. Questa piccola, triste storia dimostra quanto possa essere vero. Chissà quante volte ci aveva pensato, prima di farlo. Quel monitor là, in magazzino, non lo usava nessuno. O forse non ci aveva pensato mai, gli è

di dario

“Anche gli angeli, capita a volte sai si sporcano, ma la sofferenza tocca il limite” diceva una bella canzone. Questa piccola, triste storia dimostra quanto possa essere vero.

Chissà quante volte ci aveva pensato, prima di farlo. Quel monitor là, in magazzino, non lo usava nessuno. O forse non ci aveva pensato mai, gli è venuto il raptus in un secondo, ha aspettato di essere solo e se l’è portato via. Perché la gente onesta quando decide di andare contro la legge è così, non lo sa neanche lei quello che le è passato per la testa, a volte ragionamenti a catena, a volte la follia di un attimo. Forse voleva regalarlo al figlio, o forse semplicemente rivenderlo per arrotondare il misero stipendio.

Di certo Renato, 52 anni, quella sera, quando ha preso un monitor da un magazzino dell’aeroporto di Caselle, dove faceva la guardia giurata, ha fatto la cosa peggiore in assoluto. Non tanto per il gesto in sé, ma per quello che comporta fare una cosa illecita nella testa delle persone oneste. Rimorsi, ripensamenti, timori, crollo dell’autostima, paranoie.

Passano appena due giorni e Renato già non ce la fa più, il peso sulla coscienza è troppo grande. Riconsegna il monitor, di nascosto, come l’aveva preso. Ma è troppo tardi. Le indagini erano partite e le videocamere di sorveglianza l’avevano incastrato. La polizia di frontiera gli contesta il reato e gli viene levata la pistola.
La vergogna, la paura di perdere il lavoro, il panico. Renato non regge. Invece di tornare a casa, decide di fermarsi a fianco alla ferrovia Torino-Milano, dalle parti di Chiasso. Il primo treno che passa vi si getta contro.

Via | L’Espresso

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