Riforme, Renzi si gonfia il petto. Ma è Berlusconi a tirare i fili del “teatrino”

Nell’altalena dei favorevoli e dei contrari sulle due riforme bollenti, quella del Senato e quella elettorale, il dato politico – visto dall’ottica berlusconiana – è uno solo: blindare il patto del Nazareno perché comunque porterà acqua al mulino dell’ex Cav.

Se le due riforme passano così come definite fra i due leader, Berlusconi prende due piccioni con una fava (nuovo Senato e Italicum-Porcellum bis) potendo sbandierare che senza di lui niente passa. Se, invece, le due riforme si inceppano, il capo di Forza Italia ritiene che i problemi veri saranno (e già sono…) nel Partito Democratico, e saranno per Renzi cavoli amari. In quest’ultimo caso – mai dire mai – fino allo scenario – difficile ma non impossibile – di un ribaltamento della situazione e di un ricorso anticipato alle urne, accorpando le elezioni politiche a quelle delle regionali nella primavera 2015.

Intanto, i 18 senatori della maggioranza che hanno presentato l’emendamento per l’elezione diretta del Senato sono “pronti a mettersi di traverso al cammino delle riforme” come ha detto chiaro e tondo l’ex ministro e leader dei Popolari per l’Italia Mario Mauro.

In effetti si allarga il fronte dei contrari al progetto del governo: ai 18 senatori Pd che hanno firmato un subemendamento per ripristinare l’elezione diretta si “assommano” quasi i due terzi degli onorevoli di Forza Italia propensi per un Senato elettivo. La mossa di Renzi dell’apertura condizionata ai M5S non ha quindi mutato lo scenario, al limite della destabilizzazione, sul fronte Pd e zone limitrofe e su quello Forza Italia.

Ma, dicevamo, non c’è solo il “Senato della discordia” perché la “bomba” può scoppiare sulla nuova riforma elettorale dove, ai forti malumori del Pd, c’è il muro opposto di Forza Italia che non si smuove di una virgola dal Patto del Nazareno: “Per noi c’è solo l’Italicum, no totale alle preferenze”. Ecco, appunto.

Puntuale, nella sua ennesima giravolta, arriva l’aiutino (si fa per dire) al patto del Nazareno, nientepopodimenoche, del leader Udc Pier Ferdinando Casini: “”Non c’è alcun attentato alla democrazia nel prevedere l’elezione indiretta del Senato. Evitiamo di cadere nel ridicolo evocando suggestioni autoritarie che, in questo caso, sono da barzelletta”. Sarà. Ma perché Pierferdy non spiega cosa verrà davvero nell’ordinamento costituzionale italiano con l’abolizione di un ramo del Parlamento?

La proposta a cui il Governo& C lavorano, di fatto non abolisce il Senato ma solo gli elettori del Senato che saranno invece “nominati di secondo livello” lasciando intatto l’impianto burocratico e le conseguenti spese. Il problema italiano è che i parlamentari vengono “nominati” e, neanche dai partiti, ma dal capo della coalizione.

A questo punto, sorge una domanda: chi ha paura del Senato elettivo? Se tutti concordano sulla riduzione del numero dei parlamentari e sulla necessità di migliorare il funzionamento delle istituzioni, c’è da chiedersi perché dare voce ai cittadini faccia così paura. Forse, l’alleanza tra rottamatori e vecchi rottami è il modo peggiore di avviare qualsiasi processo di riforma e cambiamento.

Se per riformare l’Italia Renzi ha come partner fondamentale Berlusconi e il ritorno di fiamma di Casini, il risultato è scontato. Dalla padella alla brace?