Omicidio Elisa Claps, il processo d’appello al via il 29 gennaio: Danilo Restivo parteciperà in videoconferenza

Danilo Restivo prenderà parte alle udienze del processo d’appello per l’omicidio di Elisa Claps, per il quale è già stato condannato a 30 anni di carcere.

Si avvicina l’inizio del processo d’appello per l’omicidio di Elisa Claps: si tornerà in aula il prossimo 29 gennaio con l’unico imputato, Danilo Restivo, già condannato in primo grado a 30 anni di carcere, pronto per rispondere alle domande e fornire la sua versione dei fatti, quella che proverebbe la sua innocenza.

Alfredo Bargi, il legale di Restivo, ha già annunciato l’intenzione di richiedere una nuova perizia genetica che potrebbe riaprire il dibattimento e fornire nuovi scenari, gli stessi che, secondo la difesa del potentino, sarebbero stati accantonati troppo in fretta durante le indagini.

La nuova perizia, in particolare, dovrebbe servire a precisare o confermare l’esistenza di “ulteriori profili genetici sulla maglia della povera Elisa Claps e la loro eventuale corrispondenza a quelli di altri protagonisti della tragica vicenda, rimasti però sullo sfondo (Eris Gega, Francesco Urciuoli, Don Mimì Sabia)“.

Per Bargi, infatti, i risultati dei test eseguiti in laboratorio dagli ufficiali del Ris Andrea Berti e Giampietro Lago, non sarebbero attendibili: sulla maglia ritrovata sul corpo della giovane, uccisa a Potenza il 12 settembre del 1993, sarebbero stati rinvenuti ben 156 profili genetici tutti diversi.

Tra questi, secondo l’accusa, ci sarebbe anche quello di Restivo. Ma, lo sostiene la difesa, è necessario tenere in considerazione il rischio di contaminazione e di un falso positivo con la saliva dei ratti che vivono nel sottotetto della Chiesa della Santissima Trinità, dove è stato rinvenuto il corpo. Non solo: il DNA di Restivo rinvenuto sul maglione e mescolato al sangue della vittima potrebbe invece trattarsi, sostiene Bargi, di “cellule della cute lasciate da altri soggetti a seguito di toccamento dell’indumento in tempi diversi, antecedenti ed estranei all’aggressione“.

Nel ribadire l’innocenza del suo assistito, Bargi rincara la dose al Quotidiano della Basilicata su quello che per lui sarebbe stato il processo di primo grado, ovvero “la conseguenza del clima mediatico-giudiziario che ha accompagnato la vicenda […] che ha visto come protagonisti giornalisti della carta stampata e di talune emittenti televisive, che hanno incessantemente bombardato l’opinione pubblica con notizie incentrate su un giudizio preconfezionato sulla arbitraria identificazione del Restivo con il “mostro” autore dell’efferato crimine”.

E questo processo d’appello dovrebbe servire proprio per trovare la verità e chiarire una volta per tutte alcuni particolari rimasti avvolti nel mistero, come la presenza del bottone di un abito talare nel sottotetto della Chiesa e il comportamento dei personaggi del clero che in più occasioni avrebbero impedito l’accesso al sottotetto della struttura ed avrebbero anche taciuto sul ritrovamento del cadavere, scoperto prima di quel 17 marzo 2010.

Su quest’ultimo punto c’è un’indagine in corso, ormai, come scrive La Gazzetta Del Mezzogiorno, vicina ad una conclusione:

Su chi siano gli indagati, la Procura di Salerno mantiene lo stretto riserbo. Di sicuro, e questo l’inchiesta lo ha stabilito, i resti del corpo di Elisa furono ritrovati prima di quel 17 marzo 2010. Furono le due signore addette alla pulizia, Margherita Santarsiero e Annalisa Lo Vito, madre e figlia, a vedere il corpo e ad avvertire don Wagno, vice parroco della chiesa della SS. Trinità di Potenza all’epoca del ritrovamento. […] Da quel giorno Annalisa Lo Vito, Margherita Santarsiero e don Wagno, che salirono in quel sottotetto prima del ritrovamento ufficiale, hanno preso l’uno le distanze dall’altro.

La prima udienza di questo processo d’appello si terrà il 29 gennaio. Danilo Restivo, lo ricordiamo, potrà prendervi parte soltanto in videoconferenza: potentino è ancora detenuto in Inghilterra, dove sta scontando una condanna all’ergastolo per l’omicidio di Heather Barnett, uccisa il 12 novembre 2002 nella sua abitazione di Bournemouth.

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