Iraq, continua l’avanzata dell’Isil: presa la raffineria di Baiji

I miliziani sunniti annunciano la presa della raffineria di Baiji, a nord di Baghdad: è il principale impianto dell’Iraq

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I ribelli sunniti legati all’Isil (lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante) hanno annunciato questa mattina di avere conquistato il controllo assoluto sulla raffineria di Baiji, la più importante del Paese che fornisce il 30% del fabbisogno interno di petrolio.

La raffineria, che si trova pochi chilometri a nord della capitale Baghdad, sarebbe ora sotto il controllo dell’Isil: secondo quanto riferito dalla tv panaraba al-Jazeera i miliziani sunniti avrebbero offerto alle forze armate irachene la possibilità di abbandonare incolumi la zona in cambio della consegna delle armi.

Le notizie sono tuttavia frammentarie: inizialmente esponenti del governo di Baghdad si sono affrettati a smentire la conquista della raffineria di Baiji da parte dei ribelli, salvo poi tornare tentennanti sulle proprie dichiarazioni; l’Isil è, di fatto, alle porte di Baghdad.

Un elemento di non poco conto, che rappresenta una forte preoccupazione anche per l’amministrazione americana, che di recente ha annunciato l’invio in Iraq di 300 soldati (non a scopi militari): John Kerry, in questi giorni in viaggio proprio nel Kurdistan iracheno, continua a tenere fede alla linea di sostegno al governo di Nouri al-Maliki, anche se i mal di pancia americani sono oramai evidenti.

In particolare Washington nutre profondi dubbi sulla composizione del governo di Baghdad, che vorrebbe fosse inclusivo delle varie etnie locali (kurdi compresi), e sul ruolo decisamente controverso che svolge il primo ministro sciita Nouri al-Maliki, capace di inimicarsi gli stessi sciiti kurdi.

Di fatto l’unica certezza per le forze armate irachene si chiamano Peshmerga, la forza di sicurezza dei curdi nella regione autonoma nel nord, fedeli a principi quasi dimenticati nell’Iraq di oggi (e più in generale nel mondo arabo): i combattenti Peshmerga hanno preso il controllo di Kirkuk lo scorso 12 giugno, dopo che l’esercito iracheno ha lasciato le sue posizioni in seguito agli attacchi dei militanti sunniti dello Stato islamico nell’Iraq e nel Levante.