Pistorius: l’accusa vuole l’appello, processo già ai primi di novembre

L’accusa passa al contrattacco e chiede l’appello nel processo a Oscar Pistorius: ci sarebbero elementi per provare l’omicidio volontario

Oscar Pistorius è stato condannato pochi giorni fa a 5 anni di carcere per omicidio colposo: l’ex atelta paralimpico è stato ritenuto responsabile dell’omicidio della fidanzata Reeva Steenkamp, avvenuto presso la sua abitazione il giorno di San Valentino dello scorso anno. Basteranno 10 mesi di buona condotta, poi Pistorius potrebbe ottenere gli arresti domiciliari presso l’abitazione dello zio. A meno che la sentenza di appello non decida diversamente: il PM Nel e la Npa (National Prosecuting Authority), l’associazione dei pubblici ministeri sudafricani, hanno infatti presentato appello nei confronti della condanna di primo grado emessa dal giudice Masipa.

Secondo l’accusa, la sentenza con la responsabilità di omicidio colposo è troppo leggera, e spera di ottenere una condanna per omicidio volontario visto che Pistorius ha sparato quattro colpi ad altezza d’uomo contro la porta del bagno dietro la quale si era barricata la Reeva. Qualora ci fosse in casa anche un malvivente, l’atleta paralimpico avrebbe sparato consapevole del fatto che avrebbe potuto uccidere. Ora, però, la palla passa al giudice Masipa, che potrebbe anche rigettare la domanda di appello, costringendo l’Npa a rivolgersi alla Corte Suprema. In caso affermativo, invece, si potrebbe tornare in aula già il 3 novembre.

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La decisione di chiedere l’appello, è giunta dopo diversi giorni di consultazioni da parte del pm Nel e della sua vice, Andrea Johnson. Secondo i due magistrati, infatti, ci sarebbero numerosi elementi sui quali si può basare il processo d’appello. La notizia, giunge a poche ore dalle ultime esternazioni di June Steenkamp, la madre di Reeva che getta ombre sul rapporto tra la figlia e Pistorius, descritto come un individuo poco affidabile e dal “grilletto facile”. Tra le rivelazioni della signora Steenkamp, anche alcuni dettagli piccanti, che però potrebbero rivelarsi utili anche dal punto di vista processuale:

“Non hanno mai avuto un rapporto sessuale perché Reeva aveva paura di arrivare fino a quel livello. Sapeva nel profondo del suo cuore che non sarebbe stata felice con un uomo instabile, aggressivo e lunatico e quindi, quella notte, aveva deciso di chiudere la relazione”.

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