Berlusconi ancora a caccia della grazia: ecco il piano

Niente da fare con Napolitano, si punta sulle riforme e sul prossimo presidente della Repubblica.

Ma perché Silvio Berlusconi continua la collaborazione con Matteo Renzi, il famoso Patto del Nazareno, anche se è chiaro che tutto ciò non fa altro che sottrarre voti a Forza Italia (che già non è messa bene) per portarli al Partito Democratico? Tanto più che, per certi versi, davvero Matteo Renzi è l’erede del Cavaliere e attrarrebbe consensi dagli elettori berlusconiani senza bisogno del regalo fatto sotto forma di collaborazione dal principale partito del centrodestra. La domanda, in effetti, non è peregrina. E non basta nemmeno il sogno di Berlusconi di venire annoverato tra i “padri della patria” a dare una risposta.

Forse la risposta va cercato tra gli obiettivi meno ideali che Berlusconi va perseguendo, tra cui c’è, come noto, la possibilità di ottenere una grazia che lo liberi dalla condanna al processo Mediaset ma soprattutto dalle condanne che potrebbero arrivare nel prossimo futuro, tra cui in primis quella di secondo grado nel processo Ruby. In questo solco sta, secondo Berlusconi, la possibilità di ottenere la grazia; nel profondo solco che divide il Berlusconi condannato dal Berlusconi che sta gettando le fondamenta per riforme fondamentali con l’attuale primo ministro: la riforma del Senato, della legge elettorale e Titolo V.

Come si fa a essere allo stesso tempo un padre della Patria e un criminale? La cosa sembra in effetti piuttosto paradossale, e solo una grazia presidenziale potrebbe mettere a posto una situazione che al Cavaliere non va proprio giù. Ragion per cui, per ottenere la benevolenza presidenziale, non si può che proseguire sul terreno delle riforme. C’è però un altro problema, quale sarebbe il presidente che dovrebbe concedere la grazia? Giorgio Napolitano si è ormai capito che non ha nessuno intenzione di concedere tale provvedimento a Berlusconi; sicuramente non di sua sponte, ma con tutta probabilità nemmeno se arrivasse una richiesta.

Bisogna necessariamente puntare sul prossimo presidente. Grossa incognita, però, visto che nessuno sa con precisione quando Napolitano si deciderà a dare le dimissioni e che l’unica cosa certa è che non arriverà alla conclusione del suo secondo settennato. L’attuale presidente della Repubblica deciderà quando cedere il passo guardando con attenzione al cammino delle riforme. Ragione in più per Berlusconi per continuare a tenere duro con i ribelli del suo partito e mandare avanti il Patto del Nazareno.

Solo quando sarà certo che le riforme siano in cassaforte Napolitano si deciderà alle dimissioni. E qui scatterebbe la seconda parte del piano di Berlusconi: trovare l’accordo con Renzi anche per eleggere il prossimo presidente della Repubblica. Il ragionamento del Cavaliere sarebbe quindi il seguente: “Ho fatto le riforme, ho eletto il nuovo presidente della Repubblica, non possono negarmi la grazia. O almeno un indulto cucito su misura per le mie necessità”. Sempre che, come sospettano alcuni, questo aspetto non sia invece esplicitamente parte del Patto tra Renzi e Berlusconi (che parlarono da soli per cinque minuti durante il loro primo incontro).

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