Roberto Calderoli benedice il “Democratellum”

Sì agli aspetti mutuati dal modello spagnolo, perplessità sulle preferenze negative di ispirazione svizzera.

La proposta grillina di legge elettorale incontra i favori di un pezzo da novanta nel panorama dei politici esperti di sistemi di voto: Roberto Calderoli plaude al progetto delineato dal Movimento 5 Stelle.

A dire il vero non sappiamo bene se interpretare questo apprezzamento come un sigillo di qualità o come uno stigma incancellabile, visto che arriva dall’estensore del cosiddetto “Porcellum” una delle leggi elettorali più criticate della storia della Repubblica, sostanzialmente bocciata dalla Consulta, seppure con tanti, troppi, anni di ritardo.

Roberto Calderoli, impegnato in prima linea nella riforma del titolo V della Costituzione (probabilmente è ancora questo il meglio sulla piazza, nonostante lo sbandieratissimo ringiovanimento del corpo parlamentare), ha definito il sistema proposto dal M5S “un’ottima legge, tranne per alcune fantasie”.

Il lato “ottimo”, secondo Calderoli, è quello mutuato dalla elettorale spagnola, in particolare immaginiamo piaccia a Calderoli la soglia di sbarramento del 5% a livello circoscrizionale, che garantirebbe di certo un buon numero di eletti alla Lega Nord. Il punto debole della proposta, per l’esponente del Carroccio, è l’ipotesi di “preferenze negative” sul modello svizzero: non possiamo dare torto a Calderoli quando dice che questa soluzione “raddoppia il potenziale di voto scambio e di strumentalizzazioni insito nel meccanismo”. L’Italia non è la Svizzera, Calderoli lo deve aver pensato tante, tante volte.

Insomma con il “roger” di Calderoli alla legge elettorale immaginata dal M5S sa una grande, quasi inedita convergenza tra tutti i principali partiti che fino a pochi giorni fa si ponevano su posizioni agli angoli opposti della galassia. Potere del 41% renziano alle europee?