Il senatore ex M5S e il cospirazionismo esoterico sull’omicidio Motta Visconti

Il legame tra il Mose, i film di Luchino Visconti e la strage di Motta Visconti interpretato in chiave cospirazionista da Bartolomeo Pepe.

Che nel Movimento 5 Stelle ci sia più di un’infiltrazione cospirazionista è ormai chiaro da tempo, visti anche i discorsi su massoneria, trilaterale e chip sotto pelle inseriti alla nascita per controllarci che di tanto in tanto si sentono fare. Ma da qui a legare la terribile strage di Motta Visconti allo scandalo del Mose e ai film di Luchino Visconti ce ne vuole ancora. E se non capite di che cosa si stia parlando, ecco quanto ha pubblicato l’altro ieri il senatore della Repubblica precedentemente in forza al Movimento 5 Stelle e ora passato al gruppo misto Bartolomeo Pepe.

Una nota di tale Paolo Franceschetti, in cui si dà conto dei tanti dubbi che circondano l’arresto del reo-confesso se si legge la vicenda in un ottica degna di Adam Kadmon: il nome della mamma, “Cristina Omes, anagramma della vicenda Mose che si svolge a Venezia”; il paese, Motta Visconti, “come quel Visconti che fece Morte a Venezia”; e davvero non si capisce perché sia stato arrestato Carlo Lissi, “evitando accuratamente altre piste che invece, a chi mastica un po’ di esoterismo, appaiono evidenti a vista d’occhio”. E anzi: “Provo pietà per il poveraccio che ci andrà inevitabilmente di mezzo, sapendo che non si può far nulla per fermare questo orrore che, in ultima analisi dipende più dalla stupidità della gente che dai veri assassini”.

“Veri assassini”, s’immagina, che siedono dalle parti dell’Aspen Insitute, illuminati, rettiliani e via sparlando. Chiaramente ognuno, nei limiti della legge, è libero di scrivere su Facebook tutti i deliri cospirazionisti che crede e ogni tipo di assurdità (d’altra parte c’è pure chi ha creduto alle biowashball!), il problema si pone quando a condivedere follie paranoidi di questo tipo è un senatore della Repubblica, com’è il caso dell’ex militante del Movimento 5 Stelle Bartolomeo Pepe.

E se qualcuno avesse dubbi che la condivisione del post non sia seria, che sia magari una presa in giro delle assurdità che circolano su internet, ecco quanto Pepe risponde alle critiche che gli arrivano via commento su Facebook: “La invito a qualche lettura ammesso che lei sappia leggere, dove si evince quanto affermato dal dott. Franceschetti”. Il dubbio che il solito meccanismo a ritroso dei dietrologi – per cui si riesce a mettere in collegamento più o meno tutto quello che si vuole – sia di nuovo in azione non deve essere passato per la mente del senatore Pepe. Ma forse siamo noi che siamo obnubilati dalle scie chimiche.