Democratellum: la legge elettorale del Movimento 5 Stelle. Come funziona, il testo integrale

Proporzionale, con collegi intermedi e preferenze anche negative. Ecco la legge elettorale del M5S, il Democratellum.

Democratellum: la legge elettorale del Movimento 5 Stelle, se possibile, ha un nome ancora peggiore di Porcellum e Italicum. Ma al di là questo, come funziona la proposta di riforma della legge elettorale con cui Beppe Grillo spera (sempre che non ci sia dietro qualche trappola) di aprire una trattativa con Matteo Renzi, che determini il nuovo corso del Movimento 5 Stelle dopo il repentino cambio di strategia? Si tratta, in sintesi estrema, di una proposta di legge proporzionale, con collegi intermedi, soglie di sbarramento e preferenze, sia positive che negative.

Partiamo proprio da quest’ultimo aspetto, visto che di preferenze negative si sente parlare raramente. Funziona in questo modo: quando ci si reca alle urne si hanno a disposizione due schede elettorali, una per il voto di lista e una per il voto di preferenza. Il voto di preferenza può essere anche negativo, e quindi il cittadino può decidere di penalizzare un candidato cancellando il nome dalla lista votata. Sono possibili, ma solo in alcune circoscrizioni, anche due voti negativi che determinano così la penalizzazione di un decimo di voto (o due decimi) per la lista votata. La preferenza – anche in questo caso singola o doppia – si indica su una scheda a parte, e può essere diretta anche al candidato di una lista diversa da quella votata. Il voto disgiunto a livello nazionale e per i parlamentari.

Le circoscrizioni sono invece 42, divise in questo modo: 1 seggio alla Valle d’Aosta; 3 seggi al Molise; 13 circoscrizioni con un numero di seggi che va da 5 a 9; 19 circoscrizioni con un numero di seggi che va da 11 a 19; 6 circoscrizioni con un numero di seggi che va da 21 a 24; 3 circoscrizioni metropolitane (Milano con Monza-Brianza, Roma, Napoli) con un numero di seggi che va da 32 a 42.

Le circoscrizioni più grandi vengono a loro volta suddivise al loro interno in collegi plurinominali da 9 a 13 seggi, per evitare che ci siano liste troppo lunghe e in modo che ogni elettore possa esprimere una sola preferenza negativa ed una sola preferenza positiva. Per il Senato le circoscrizioni sono regionali ma con una ripartizione che coincide con quella della Camera e con l’applicazione dello stesso metodo di “correzione” del proporzionale usato per Montecitorio.

La soglia di sbarramento non è fissata a livello nazionale, ma di fatto esiste a livello circoscrizionale, e si può calcolare attorno al 5%, percentuale al di sotto della quale è impossibile eleggere deputati o senatori. Il Fatto Quotidiano la spiega così: “Il sistema votato dagli attivisti M5S prevede anche una soglia “naturale” di sbarramento che si calcola superiore al 5% nelle 33 circoscrizioni che assegnano il 60% dei seggi e inferiore al 5% nelle restanti circoscrizioni che assegnano il 40% dei seggi della Camera”.

In questo modo i partiti minuscoli verrebbero esclusi dal Parlamento, ma si salverebbero quelli più forti a livello territoriale (o che comunque riescono a ottenere un risultato importante nelle circoscrizioni più grandi). In questo modo, nonostante l’impianto proporzionale e senza alcun premio di maggioranza, verrebbe garantita la governabilità. Questione in verità ancora aperta, visto che nella situazione tripolare in cui al momento si trova l’Italia ogni proporzionale di fatto costringe a “larghe intese” tra almeno due dei partiti/coalizioni più grandi.

Ora, se il Democratellum è proporzionale, con preferenze e senza premio di maggioranza, è difficile che da questi punti (che non possono essere traditi, visto che sono stati votati dalla base) si arrivi a un accordo, a una mediazione con Renzi, la cui legge elettorale Italicum è maggioritaria, senza preferenze e con premio di maggioranza. Come dire che sono una il contrario dell’altra.

Democratellum: la legge elettorale del M5S

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