Caso Pantani, Il giallo dell’ematocrito nel 1999: spunta un’intercettazione di un camorrista

Caso Pantani, le indagini della Procura di Forlì: un camorrista in un’intercettazione conferma il racconto di Vallanzasca

Arrivano nuovi e significativi riscontri sull’indagine aperta dalla Procura di Forlì sull’ipotesi di un’associazione a delinquere, finalizzata alla truffa sportiva, che avrebbe macchinato per riuscire ad estromettere Marco Pantani dal Giro d’Italia 1999 impedendogli di prendere il via alla 21esima tappa da Madonna di Campiglio ad Aprica. Cosa successe lo sanno tutti: Pantani aveva un vantaggio di oltre 5 minuti in classifica generale su Paolo Savoldelli e quella mattina venne sottoposto ad un controllo dell’ematocrito che risultò più alto dell’1% rispetto al limite consentito. I risultati dei test comportarono una sospensione di 15 giorni e quindi l’esclusione dalla corsa rosa.

Fin dal primo momento Pantani sostenne di essere stato “fregato” ed a supportare questa tesi fu anni dopo Renato Vallanzasca, bandito italiano che all’epoca dei fatti era detenuto nel carcere di Opera. Nel novembre 2007, dopo la morte del pirata, Vallanzasca inviò una lettera alla madre, sostenendo di essere a conoscenza di un complotto per far perdere quel Giro a Pantani. Vallanzasca raccontò di essere stato avvicinato in galera da un camorrista che gli suggerì più volte di puntare dei soldi sulla vittoria di uno dei rivali di Pantani, perché sicuramente non sarebbe stato lui a vincere.

Vallanzasca venne subito sentito dai magistrati di Forlì che volevano conoscere altri dettagli, ma questo si rifiutò di collaborare per paura di ritorsioni. Vallanzasca è stato riascoltato nel 2014, dopo che lo stesso aveva rilasciato un intervista a Sportmediaset nella quale aveva fatto qualche rivelazione in più rispetto a quanto raccontò ai magistrati nella prima occasione. Messo alle strette Vallanzasca fece ai magistrati 2-3 nomi sui quali indagare.

I carabinieri e la Procura hanno proseguito nelle loro indagini, interrogando i camorristi chiamati in causa da Vallanzasca, che però negarono responsabilità. L’indagine sembrava arrivata su un binario morto, ma è arrivata una clamorosa novità a riaprire definitivamente l’inchiesta. Uno degli uomini interrogati, che davanti ai magistrati ha negato tutto, si è lasciato andare ad una confidenza nel corso di una telefonata con una persona di fiducia, non sapendo di essere intercettato da un’altra Procura nell’ambito di un’inchiesta su fatti di Camorra. In questa telefonata c’è una confessione ed un’ammissione di responsabilità: “Certo che la storia di Vallanzasca è vera, pensavo fosse un uomo d’onore e invece è un pezzo di mer… Parlare con i carabinieri…“.

A questo punto la pista suggerita da Vallanzasca assume vera credibilità. L’ipotesi di un complotto ordito dalla camorra ai danni di Pantani allo scopo di fargli perdere quel Giro d’Italia, per non pagare un numero enorme di vincite di scommesse clandestine, diventa sempre più reale. I magistrati hanno quindi interrogato nuovamente i medici che condussero i controlli sul sangue di Pantani. Presto sono attese ulteriori novità in merito a questa nebulosa vicenda, che segnò molto Pantani fino a farlo sprofondare nella depressione e quindi nell’abuso di sostanze stupefacenti.

(Aggiornamento di Stefano Capasso)

Caso Pantani: il complotto per l’ematocrito e l’ombra della camorra

17 Ottobre 2014

Dalle indagini della Procura di Forlì, che ha aperto un fascicolo per associazione a delinquere finalizzata alla truffa e frode sportiva, vengono fuori nuove ombra sulla storia di Marco Pantani. Nei giorni scorsi la pubblicazione del video del primo sopralluogo nella stanza del Residence Le Rose, dopo la morte del ciclista, ha sollevato nuovi dubbi sulla maniera nella quale sono state condotte le indagini, ma ora ci sarebbe un nuovo giallo. Pantani nel 1999 fu escluso dal Giro d’Italia perché fu trovato con l’ematocrito più alto del consentito: la novità è che i valori del romagnolo sarebbero stati alterati perché c’era di mezzo un giro di scommesse clandestine. Secondo la ricostruzione dell’accusa, insomma, qualcuno avrebbe alterato i valori di ematocrito di Pantani dopo la tappa di Madonna di Campiglio. In effetti, il giorno successivo, ma anche nei giorni precedenti, i valori dell’ematocrito erano nella norma, come fu possibile che fossero cambiati nel giro di una notte?

Il commento di Pantani a caldo fu “Mi hanno fregato”, e secondo la Procura di Forlì potrebbe essere davvero così. A rivelare uno scenario quantomeno “grigio” è la lettera dal carcere di Renato Vallanzasca, ex boss della malavita lombarda, indirizzata alla mamma del ciclista romagnolo:

“Quattro o cinque giorni prima che fermassero Marco a Madonna di Campiglio, mi avvicinò un amico, anche se forse lo dovrei definire solo un conoscente, che mi disse: ‘Renato, so che sei un bravo ragazzo e che sei in galera da un sacco di tempo. Per questo mi sento di farti un favore’. Ero in vero un po’ sconcertato ma lo lasciai parlare. ‘Hai qualche milione da buttare? Se sì, puntalo sul vincitore del Giro! Non so chi vincerà, ma sicuramente non sarà Pantani’”.

TDF-1995-PANTANI

Pantani aveva quasi in mano il Giro del 1999, ma fu fermato appunto per i valori dell’ematocrito. La pista che stanno seguendo gli inquirenti è quella che porterebbe ad un intervento della camorra che gestiva il giro di scommesse clandestine. Se avesse vinto Pantani, il giro di puntate sarebbe stato talmente alto da far perdere i “gestori” e così si sarebbe deciso di farlo fuori. Dopo aver sentito la mamma dell’ex ciclista, il PM di Forlì ha anche convocato medici e componenti dello staff di Pantani di allora. Durante le audizioni, sarebbero state confermate alcune stranezze, tra cui una frase da parte di un medico incaricato del controllo. L’uomo avrebbe invitato la maglia rosa a controllare bene la provetta “perché dopo non voglio contestazioni”.