Renzi, dopo Mauro la mannaia dell’epurazione colpisce Mineo. Il “rottamatore” come … Mao?

I soliti maligni dicono che il tour orientale di Matteo Renzi ha l’obiettivo di imparare l’arte di mettere in riga i dissidenti e di costruire anche in Italia il … “partito unico” del premier-segretario.

A dire il vero – fatte le debite proporzioni con quel che avviene in Paesi come la Cina e zone limitrofe – segnali inquietanti giungono in queste ore dalle sostituzioni (forzate) di Mario Mauro e di Corradino Mineo dalla Commissione Affari Costituzionali per non intralciare – dicitur – il percorso rutilante della riforma del Senato voluta da Renzi.

Una mossa molto discutibile che va inserita nel cassetto della politica del pugno duro sotto una sola etichetta: epurazione. Non è un bel vedere: o mangi questa minestra o salti dalla finestra. In questo caso Romano per Mario Mauro e Zanda per Corradino Mineo, i capigruppo agli ordini del capobastone novello don Rodrigo.

I due “silurati” non hanno peli sulla lingua. Mineo: “E’ un errore cercare di far passare in commissione le riforme con un muro contro muro: un autogol per Renzi, per il governo, per il Pd”. Mineo paga la sua adesione al ddl Chiti ed alla difesa della natura elettiva del Senato rispetto alla linea ufficiale del partito che, nel contesto della riforma, affida ai consigli regionali la scelta dei componenti della seconda Camera.

Il giorno prima l’ex ministro Mauro era stato ancora più esplicito: “E’ stata una rimozione, una purga staliniana, una imboscata fascista. Non è stata una libera decisione del gruppo ma un obbligo che muove direttamente dal premier Renzi che in pieno stile confacente ai luoghi in cui si trova ora in visita (il premier è in Cina, ndr) fa fare a distanza questa operazione di basso cabotaggio. La verità è che quello che doveva essere un governo della speranza in realtà è un soviet da quattro soldi”.

La minoranza del Partito democratico rialza la testa. L’ex viceministro dell’Economia, Stefano Fassina definisce “grave” la sostituzione di Mineo : “E’ un errore politico, una ferita all’autonomia del singolo parlamentare ed al pluralismo interno del Pd, un segno di debolezza per chi intende evitare di fare le riforme a colpi di maggioranza. Chiediamo alla presidenza del gruppo Pd del Senato di rivedere la decisione presa”. E Giuseppe Civati: “E’ la cosa più grave che potesse capitare”.

Insomma, sono tutti da delineare gli strascichi delle “epurazioni” di Mauro e Mineo. Così come il voto di ieri sulla responsabilità civile dei magistrati – passato con il sì di circa 30 democrat capeggiati dal franco garantista, più che dal franco tiratore, Roberto Giachetti – è la spia di umori, malumori e voglie di rivalsa sui magistrati con i quali Renzi dovrà fare sempre più i conti, al di là delle parole di circostanza e ufficiali di sostegno all’azione dei magistrati che stanno indagando anche una bella fetta di dirigenti del Pd, con i loro annessi e connessi, dalla vicenda Expo alla vicenda Mose.

Scrive Michele Arnese: “In verità non sono solo i temi legati alla giustizia a far discutere il Pd: ci sono ben altri dossier (dalle nomine che si attendono all’Agenzia delle Enttate dopo l’uscita di Attilio Befera, alle novità recenti all’Ilva con l’arrivo di Piero Gnudi al posto di Enrico Bondi) a dividere renziani da non renziani.
E se si considerano gli effetti dirompenti di coinvolgimenti giudiziari di ex uomini ai vertici della Guardia di finanza come Emilio Spaziante, oltre che del numero due delle Fiamme Gialle, Vito Bardi, il quadro istituzionale oltre che politico non può che indurre cautela nelle parole e nelle opere di Renzi. Anche perché se – come sembra – i rapporti all’interno dei vertici della presidenza del Consiglio non sono più sereni e corali rispetto ai primi tempi (con relazioni meno sintoniche ad esempio fra renziani doc alla Luca Lotti e renziani come l’altro sottosegretario Graziano Del Rio, come spiffera oggi il Fatto Quotidiano. Insomma, il tempo dei fuochi pirotecnici di Mago Matteo è opportuno che finisca presto”.

Già. Ma il “rottamatore” ha preso la rincorsa ed è in piena velocità. Forse neppure lui sa dove sta andando. Per adesso gli italiani osservano. Ancora una volta delusi e disorientati.

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