PD, due partiti, un unico “burattinaio”: Matteo Renzi

Si fa presto a gridare slogan: “cambiare verso” o: “rottamare”, ma un conto è dire e un conto e fare. Ci riferiamo in particolar modo al Partito Democratico, o meglio, ai due partiti in uno: il partito di Don Matteo Renzi e i suoi “bravi”, e il partito degli apparati, con le sue federazioni, i suoi amministratori locali, i suoi capi bastone, una ragnatela dedita a preservare se stessa, a gestire il (proprio) potere, un mix della peggior Dc e del peggior Psi.

Il partito di Renzi – in questo tale e quale al partito di Berlusconi dei tempi che furono – è oggi capace di fare consenso, raccogliere voti, vincere le elezioni. Ieri Berlusconi prendeva voti per salvare l’Italia dal … comunismo, oggi Renzi prende voti per salvare l’Italia da … Grillo.

Ben altra cosa è, poi, saper governare, fare le riforme, incidere positivamente sulla vita reale della gente. Ci vuole un progetto politico, una condivisione culturale e sociale profonde, una ricostruzione morale ed etica della nazione, una capacità di tessere alleanze coerenti e credibili.

Alla prova del budino, negli ultimi vent’anni, tutti i governi si sono limitati agli annunci facendo incancrenire la pesante situazione del Paese. Di fronte a questi ripetuti fallimenti (del cosiddetto centro destra e del cosiddetto centro sinistra) il risultato è stato quello di rendere ancora più distante i cittadini dalla politica e dalle istituzioni, come dimostra l’astensione, l’unico vero “partito” vincitore delle elezioni del 25 maggio e dei ballottaggi dell’altro ieri.

Invece, con il tam tam dei media compiacenti e cala brache, qui tutti si dichiarano vincenti, tutti piantano bandierine, solo per farsi coraggio, sentirsi forti e apparire forti, calamite di potere, unico collante per fare massa critica, per pesare di più, ovunque nel palazzo, al centro come in periferia.

Scrive Stefano Folli: “Quanto al Pd, la sconfitta dimostra che il lavoro di rinnovamento in molti comuni anche importanti non è nemmeno cominciato. L’immagine di Renzi vale al vertice della piramide, ma alla base, nei comuni e nelle regioni, il Pd è quello di sempre. Con le sue luci e le sue ombre”.

Troppo buono? Sì, perché alla fin fine, il partito di Renzi è tale e quale il partito del … Pd. Cambia solo la cornice. Dentro, gli stessi burattini (le eccezioni confermano la regola), con un solo … “burattinaio” che tira i fili. Prendere o lasciare. Di là c’è Grillo e, sullo sfondo, l’ombra sempre cupa dell’ex Cav.