Basket | Serie A: le novità, qualche stella e tante scommesse

Brooks, Kleiza e Lavrinovic sono le potenziali stelle arrivate dall’estero, mentre le altre hanno puntato sull’usato sicuro o scommesso sui rookie.

Chiuso il precampionato ed assegnata la Supercoppa a Sassari, il basket italiano ora si tuffa nel clou della stagione: il campionato e le coppe europee. La nuova Serie A prenderà il via sabato e si presenta ai nastri di partenza senza la sua più grande protagonista di questo inizio secolo, cioè Siena (relegata in Serie B, dopo il fallimento), e con tantissime novità, soprattutto per quanto riguarda i roster delle squadre. Infatti, se sono stati cambiati solo 3 allenatori su 16, c’è stata una vera e propria rivoluzione per quanto riguarda i giocatori.

Solamente Reggio Emilia e Milano hanno hanno confermato almeno metà della squadra della passata stagione, rispettivamente 8 e 7 giocatori, mentre tutte le altre hanno cambiato moltissimo, per arrivare addirittura ai casi limite di Pistoia e Cremona, che non hanno tenuto nessun elemento della pur positiva stagione 2013/14 per entrambe. Buona parte dipende dai problemi economici e dal budget ridotto, anche se si potrebbe puntare anche un po’ il dito sulla mancanza di programmazione di più di una società.

Tra i nuovi arrivi, solamente le già citate Grissin Bon e Armani hanno potuto acquistare dall’estero potenziali stelle assolute, come Brooks, Kleiza e Lavrinovic. L’altra big più attesa, Sassari, ha puntato su giocatori già esperti del nostro campionato, così come Avellino: da Dyson a Brooks, da Anosike a Banks. Per tutte le altre, invece, si tratta di aver fatto più di una scommessa, dalle quali dipenderà il cammino in Serie A. Le più intriganti sono Johnson-Odom di Cantù, Young di Caserta, Flynn di Capo d’Orlando e Dulkys di Venezia.

Chi aveva un budget ancora più basso, come Bologna e Pesaro, invece ha puntato molto su giocatori appena usciti dall’università (i rookie) ed alla prima esperienza oltreoceano: qualcuno potrà esplodere e dare un salto di qualità importante alla propria squadra, altri falliranno e la metteranno a rischio retrocessione. Di certo i tempi sono cambiati: fino a qualche stagione fa, eravamo noi a prendere i migliori giocatori dai campionati esteri, ora invece il nostro campionato è una specie di scuola, per far poi il salto di qualità. Non un bel cambiamento.