Elezioni in Siria: risultati, Assad vince con l’88%

Si vota in una Siria insanguinata dalla guerra civile. Scontata la conferma di Assad in elezioni che sono considerate una farsa dalla comunità internazionale.

aggiornamento 21.36 Come da pronostici, Assad ha vinto le elezioni farsa in Siria: ha ottenuto l’88% delle preferenze, l’affluenza alle urne è stata del 73%. Il dato che non tiene conto dei milioni di cittadini che hanno dovuto abbandonare le loro case nel mezzo di una guerra civile, visto che si è votato solo nelle zone controllate dal regime, il 40% del territorio dove si concentra il 60% della popolazione.

In Siria questa mattina si sono aperti i seggi per le elezioni presidenziali. Ma sarebbe meglio dire che si vota per una consultazione farsa che vedrà la rielezione del presidente Bashar al-Assad per il terzo mandato di sette anni. Assad ha voluto le elezioni nonostante il Paese sia in guerra da tre anni, con un bilancio di 162 mila morti.

Forse il regime voleva dare una parvenza di democrazia con queste consultazioni. Non ci è riuscito. Secondo i dati del ministero dell’Interno siriano, sono 15,8 milioni gli elettori iscritti. In tutto il Paese, ci sono 9.600 seggi, aperti dalle sette (le otto in Italia) e che chiuderanno alle 18 ora locale (le 19 in Italia). Si vota soltanto nelle zone sotto il controllo del governo, con misure di sicurezza di altissimo profilo. A Damasco, sono stati allestiti diversi posti di blocco e i soldati controllano le carte d’identità dei passanti.

L’unica città dove non c’è neanche un seggio è Raqqa, nel nordest, completamente nelle mani alle forze dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante. Nelle roccaforti governative, si presume che si sarà un’alta affluenza. Sarà possibile esprimere la propria preferenze anche nelle zone liberate recentemente dall’esercito, tra cui Homs. Nelle zone a maggioranza curda del nordest, seggi aperti, ma i partiti curdi hanno annunciato il boicottaggio. Molti siriani, però, temono che se non andranno a votare subiranno rappresaglie.

Il ministero ha fatto sapere che le operazioni di voto potrebbero essere estese per altre cinque ore se l’affluenza dovesse essere molto alta. Il regime parla di “giornata storica”, in cui per la prima volta si tengono elezioni multipartitiche. Assad ha effettivamente due avversari, Maher Hajjar e Hassan al-Nouri, poco noti in Siria prima di aver presentato le proprie candidature ad aprile. Il presidente siriano ha già votato nel centro della capitale siriana. La tv di stato ha riferito che si è recato in un seggio del quartiere residenziale di Maliki. L’opposizione parla dei due avversari di Assad come di burattini, “attori ingaggiati dal regime in queste elezioni vergognose, di sangue”.

La settimana scorsa si è già svolta una prima fase delle presidenziali: hanno votato gli espatriati. Il voto non era consentito a tutti i profughi, ma solo a chi si trovasse all’estero con documenti regolari. Solo una manciata di Paesi (Libano, Giordania, Russia e Iran) hanno acconsentito a organizzare le elezioni sul proprio territorio. Il regime, però, parla di trionfo: il premier Wael al-Halaqi parla di una partecipazione del 95 per cento degli aventi diritto. La rielezione di Assad prolungherà la guerra civile, su questo sono d’accordo opposizione e comunità internazionale. Il risultato finale sarà considerato illegittimo dalla maggior parte dei Paesi, ma Assad si ritroverà alleati come la Russia e l’Iran e considererà il nuovo mandato come un lasciapassare per ulteriori azioni militari contro le opposizioni che, invece, hanno sempre chiesto le sue dimissioni per risolvere il conflitto.