Michael Phelps: “Sono deluso da me stesso, ho bisogno di aiuto per capire cosa mi succede”

Dopo l’arresto per guida in stato di ebbrezza il campione di nuoto saluta i fan su Facebook spiegando che ha bisogno di farsi aiutare.

Un messaggio che suona come una richiesta di scuse da una parte, ma anche un grido d’aiuto dall’altro: Michael Phelps, dopo l’arresto di martedì scorso per guida in stato di ebbrezza, oggi è tornato a scrivere su Facebook, queste le sue parole:

“Gli ultimi giorni sono stati estremamente difficili. Mi rendo conto che questo non è il mio primo errore di giudizio, e sono estremamente deluso da me stesso. Mi prendo un po’ di tempo per seguire un programma in grado di fornirmi l’aiuto di cui ho bisogno per capire meglio me stesso.
Il nuoto è una parte importante della mia vita, ma adesso ho bisogno di concentrare la mia attenzione su di me come individuo, e fare il lavoro necessario per imparare da questa esperienza e prendere decisioni migliori in futuro”

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Il messaggio è stato pubblicato pochi minuti fa, intorno alle 16 del pomeriggio (ora italiana), quindi mattina di domenica 5 ottobre negli Stati Uniti.
Desta preoccupazione perché fa capire che non è stata solo una bravata, ma dietro c’è un problema più serio, un problema di cui lo stesso Michael si rende conto, tanto da aver deciso di affidarsi a “un programma” in grado di aiutarlo a ritrovarsi come individuo. Dalle parole di Phelps sembra di capire che stia lasciando di nuovo il nuoto dopo essere tornato alle gare durante l’estate ottenendo anche buoni risultati.

Cosa trasforma il più grande nuotatore di sempre in un quasi trentenne insicuro è difficile da capire ed è compito delle persone a cui Phelps si sta affidando trovare la chiave per restituirgli la serenità. Purtroppo la sua vicenda fa ripensare a quello che è successo a Ian Thorpe, un altro dei più grandi nuotatori di sempre, che quando ha appeso il costume al chiodo ha avuto più volte bisogno di aiuto, anche se nel suo caso, si è capito poi, c’era un problema di identità sessuale tenuta a lungo nascosta.
Di certo questi grandi campioni non si possono giudicare come persone, non sarebbe giusto perché la gloria, il denaro, il successo portano con sé anche tanta pressione che non tutti i nuotatori, che diventano personaggi notissimi già da teenager, sono in grado di sopportare. E ancor più difficile da gestire, a quanto pare, è il momento dell’addio. Sia Thorpe, sia Phelps, infatti, hanno provato a tornare alle gare dopo un po’ dal ritiro, ma per chi è abituato a vincere sempre e comunque accontentarsi anche solo di un secondo posto diventa una sofferenza.