Corruzione e casta politica: furbi rottamatori all’assalto delle poltrone dei rottamandi

E’ un film già visto, titolo diverso ma contenuti sempre uguali, attori compresi. Non più “tangentopoli” ma sempre ruberie e truffe di politici ed esponenti delle istituzioni a danno dello stato, cioè dei cittadini. E questi ultimi, così come accadde nei primi anni ’90, a gettar monetine (allora a Bettino Craxi) e ad applaudire fino

E’ un film già visto, titolo diverso ma contenuti sempre uguali, attori compresi. Non più “tangentopoli” ma sempre ruberie e truffe di politici ed esponenti delle istituzioni a danno dello stato, cioè dei cittadini. E questi ultimi, così come accadde nei primi anni ’90, a gettar monetine (allora a Bettino Craxi) e ad applaudire fino a spellarsi le mani ad ogni tintinnar delle manette anticipatori di apertura delle porte del carcere al malandrino di turno o a qualche innocente incappato nella rete.

Oggi, a dire il vero, le monetine non si sono ancora viste e il fronte estesissimo di chi protesta contro i malfattori si incanala nel mare magnum dell’antipolitica, mettendo tutti nello stesso calderone. Guai se non ci fosse la protesta e l’indignazione della gente contro i mille Fiorito annidati ovunque. E guai se la magistratura non facesse fino in fondo il suo dovere di stanare i manigoldi che poi i tribunali dovrebbero condannare.

Ma c’è il rischio di finire come finì con Tangentopoli, più o meno un fuoco di paglia. Allora dopo le monetine arrivò Berlusconi con le sue cricche e Bossi con il Trota e compagnia padana cantante. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: il malaffare è diffuso, ramificato, multiforme. Di fatto la gente si accontenta di veder decapitato (politicamente) il politico di turno – a volte capro espiatorio – senza comprendere che contro la corruzione è il sistema che va cambiato fino in fondo.

Le nostre Istituzioni, già deboli, sono state soffocate da parassiti disonesti o da incapaci e mediocri, peggio dell’edera avvinta a una pianta. Come scrive Francesco Bonini: “Siamo riusciti a realizzare il peggio dei modelli che abbiamo scopiazzato, privatizzando e decentrando abbiamo dilatato i costi e creato pasture incontrollabili per turbe di voraci mediocrità. Ecco perché non si può rimanere alla retorica e alla pantomina sulla cosiddetta antipolitica, con il fustigatore di costumi di turno”.

Quindi svolta, con i fatti, non più solo a parole. Prima di curare (o punire) serve prevenire. Se è vero che la classe politica è figlia dei cittadini, oggi è figlia dei peggiori in tutti i sensi. La casta apre le porte solo ai coptati su misura, una classe politica che recluta propri simili: al di là delle roboanti dichiarazioni sulla “rottamazione” (più vecchio Pertini o Fiorito? Lapo Elkan o Gianni Agnelli?) incentrata sull’anagrafe e non solo sulle qualità e sulla moralità, le porte dei partiti sono sbarrate al nuovo e al massimo si punta sul palliativo delle primarie per una nuova offerta politica, di là da venire.

Quando va bene, i giovani fanno da claque. Giovani non tanto desiderosi di portare aria nuova, ma inquadrati furbetti rottamatori da assalto pronti ad occupare le poltrone dei rottamandi.