Liste civiche, l’ultima “furbata” dei partiti per cambiare tutto e… lasciare tutto com’è

Meno del 3 per cento degli italiani crede ancora nei partiti. L’emorragia è partita da lontano, addirittura dai tempi di tangentopoli, poi il fossato fra cittadini e politica si è via via allargato e oggi siamo a questo punto. Punto di non ritorno che mette a rischia la democrazia? Un anno fa, con Berlusconi e

Meno del 3 per cento degli italiani crede ancora nei partiti. L’emorragia è partita da lontano, addirittura dai tempi di tangentopoli, poi il fossato fra cittadini e politica si è via via allargato e oggi siamo a questo punto. Punto di non ritorno che mette a rischia la democrazia?

Un anno fa, con Berlusconi e il suo governo delle leggi ad personam e del “bunga bunga” l’Italia aveva toccato il fondo, soprattutto sul piano della credibilità internazionale. Poi, almeno sotto questo aspetto, il recupero grazie al governo tecnico di Mario Monti, il quale però ha colpito duro sul tasto sacrifici senza vere riforme per riprendere lo sviluppo. La svolta “imposta” allora dal presidente Napolitano doveva servire ai partiti per rimettersi a posto. Cosa è successo in questi mesi? Nulla. O, peggio ancora, un aggravarsi della situazione, con l’imperversare di scandali e ruberie a vari livelli.

Invece di riformarsi, i partiti cercano escamotage per preservare se stessi e la propria casta. Un esempio? Tutto il tira e molla sulla nuova legge elettorale non deriva dalla ricerca di ridare ai cittadini il pieno diritto di scegliersi democraticamente i propri rappresentanti bensì dal tentativo di lasciare le cose come stanno, con marchingegni che in nome della cosiddetta governabilità consentano premi di maggioranza per compensare la mancanza di voti e permettano alle segreterie dei partiti di decidere per tutti. Porcellum o non porcellum, la sostanza non cambia. Non solo.

Capita l’antifona, cioè compreso il voltastomaco dei cittadini nei confronti dei partiti e dei suoi esponenti, leader compresi, nei palazzi si lavora per trovare la soluzione. Qual è? L’idea, venduta per nuova ma vecchia come il cucco, è quella delle liste civiche. All’apparenza lontane dai partiti, ma ideate o appoggiate dai partiti stessi, ferve un lavorio incessante per far fiorire liste popolari sul territorio e a livello nazionale.

Da Montezemolo (lista Italia Futura pro Monti bis) al duo Casini-Fini più Emma Mercegaglia&Soci (Lista per l’Italia di sostegno a una possibile candidatura di Monti) fino a Silvio Berlusconi (presto uscirà il nome della lista dopo la cancellazione annunciata del Pdl) e Giulio Tremonti (Lista 3L Lavoro e Libertà) si fa a gara ovunque a stilare manifesti con nomi d’appoggio più o meno noti e vendibili. Anche il Pd, che pur resta il partito più strutturato e che forte (o debole?) del nuovo accordo con Sel e Psi, apre a Liste civiche, specie di orientamento moderato e centrista, per mettere in allerta il sempre titubante Casini e pararsi il … didietro.

L’ombra di Beppe Grillo avanza minacciosa e, dal Pdl al Pd pensano di allontanarla in questo modo. Ovviamente, quelli delle Liste Civiche non fanno niente per niente, quindi le promesse dei capi partito si assommano a promesse per vendere ciò che non hanno: i nuovi posti in parlamento e poi nelle istituzioni locali. Insomma, siamo all’ennesimo tentativo dei camaleonti della casta per rimanere in sella. Cambiare tutto per non cambiare niente. L’ennesima furbata.