La classifica degli stipendi dei super manager pubblici

La consulta cancella il taglio

di andreas

Sono passati mesi da quando il Governo Monti – per ultimo – parlò di tagliare gli stipendi dei manager pubblici. Risultato? Niente da fare. La proposta aveva avuto fin dall’inizio parecchi problemi di attuabilità e si era di fatto arenata. Adesso arriva il colpo di grazia, che non riguarda però la proposta di Monti e dei suoi tecnici, bensì le “Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica” varate dal Governo Berlusconi nel 2010.

Ma come? Se Berlusconi aveva già previsto il taglio, perché poi Monti ha dovuto tornarci sopra con una nuova proposta? Sull’argomento c’è molta confusione: tutti vogliono tagliare, ma alla fine tutti devono arrendersi alle resistenze che arrivano da settori molto potenti della pubblica amministrazione. Risultato? I super stipendi sono ancora tutti lì. La Corte Costituzionale ha infatti bocciato il provvedimento. Il perché lo spiega Repubblica.

I tagli alle retribuzioni superiori ai 90mila euro dei soli dirigenti pubblici, previsti dal decreto legge numero 78 del 2010, sono incostituzionali. Lo stesso vale per la decurtazione degli stipendi dei magistrati. Lo ha deciso la Consulta, stabilendo in particolare l’illegittimità dell’articolo 9, nella parte in cui dispone che – a decorrere dal primo gennaio 2011 e sino al 31 dicembre 2013 – “i trattamenti economici complessivi dei singoli dipendenti, anche di qualifica dirigenziale, previsti dai rispettivi ordinamenti, delle amministrazioni pubbliche, siano ridotti del 5% per la parte eccedente il predetto importo fino a 150.000 euro, nonché del 10% per la parte eccedente 150.000 euro”. Per la Corte Costituzionale, “il tributo imposto determina un irragionevole effetto discriminatorio”.

Quindi, il primo tentativo di darci un taglio con i mega stipendi – firmato Berlusconi con il ‘prelievo di solidarietà’ – è andato a finire male. E la stessa sorte rischia di fare il tentativo del Governo Monti col decreto “Salva Italia”. La norma è stata regolata con un Dpcm il 23 marzo scorso ma anche su quella risultano pendenze davanti alla Corte. Il problema – che poi porta alla incostituzionalità – è sempre lo stesso: perché ai pubblici sì e ai privati no? Evidentemente la risposta “perché quelli pubblici li paghiamo noi” non è sufficiente. Ma quanto guadagnano i paperoni dello Stato? Ecco una classifica:

Antonio Manganelli (Polizia): 621mila euro
Mario Canzio (Ragioneria Generale): 562mila euro
Franco Ionta (Amministrazione Penitenziaria): 543mila euro
Vincenzo Fortunato (Ministero Economia): 536mila euro
Biagio Abrate (Difesa): 482mila euro
Raffaella Ferrara (Monopoli Stato): 481mila euro
Giuseppe Valotto (Esercito): 481mila euro
Bruno Branciforte (Marina): 481mila euro
Corrado Calabrò (Agcom): 475mila euro
Giovanni Pitruzella (Antitrust): 475mila euro
PierPaolo Borboni (Autorità Energia-Gas): 475mila euro
Leonardo Galillelli (Carabinieri): 462mila euro

Cos’hanno in comune queste persone? Che guadagnano tutte più di un certo signore che è Presidente degli Stati Uniti e si chiama Barack Obama. Il suo stipendio è di 400mila euro.