Roberto Formigoni non si dimette, giunta azzerata. Accordo con la Lega Nord.

Dopo l’arresto di Zambetti e il braccio di ferro con la Lega, il Governatore della Lombardia deve incontrare Alfano e Maroni.

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20.30: Dopo febbrili trattative tutto sembra rientrato. Roberto Formigoni non si dimetterà e rimane governatore della Lombardia, con lui anche i due colleghi “minacciati” Cota e Zaia, la Lega ha ottenuto l’obiettivo “minimo” dopo le dichiarazioni di Matteo Salvini di appena 24 ore fa. Formigoni resterà in sella azzerando nel contempo la giunta, metodi da prima repubblica (il rimpasto) per risolvere questioni spinose da prima repubblica (le accuse di voti comprati dalla mafia in cambio di appalti promessi).

La pace è scoppiata grazie al vertice a tre fra Formigoni, Alfano e Maroni, quest’ultimo evidentemente meno intransigente di quanto non si sarebbe voluto far credere. Tutto sommato la Lega aveva indicato come “risultato minimo” l’azzeramento della giunta e, di fronte all’atteggiamento del governatore che aveva minacciato crisi anche per Piemonte e Veneto, ha scelto di non forzare la mano mantenendo il proprio sostegno al “Celeste”.

D’altra parte, con questo clima, rischiavano di perdere in aprile in un solo colpo: governo nazionale, Lazio e tutte le regioni del nord. Meglio essere prudenti e tergiversare.

14.00: in attesa del risultato dell’incontro fra Formigoni, Alfano e Maroni, arrivano le repliche dei Govenatori di Piemonte e Veneto. Cota e Zaia non ci pensano neanche a mollar le loro poltrone perché quella di Robertino è a rischio (anche se lui ci resta incollato come una cozza allo scoglio) e, molto gentilmente, lo invitano a pensare ai fatti di casa propria.

10.30: Angelino Alfano si allinea in un certo senso alle posizioni di Formigoni a proposito della Lega Nord, ai microfoni di Radio Anch’io, precisando che quella del Governatore lombardo

«non è una minaccia ma un patto politico. In Veneto non ricandidammo Galan uscente e vincente per rispettare un accordo con la Lega Nord. Ma lavoriamo perché non cada la Lombardia. Noi crediamo che Formigoni debba fare un gesto forte, molto forte. Crediamo davvero che il presidente Formigoni dirà e farà cose talmente forti per rimettere in marcia la Regione Lombardia. E’ qualcosa di più di una presa di distanza da Zambetti. Penso che debba azzerare tutto e debba ricominciare. Serve dare un segnale di censura»

10.00: Al telefono con Belpietro, Formigoni si è pronunciato così, attaccando gli (ex) alleati della Lega Nord e motivando il suo affondo su Piemonte e Veneto:

«Se i leghisti vogliono il dialogo devono ritirare le dimissioni, decidano se vogliono far parte dell’alleanza in Lombardia, Veneto e Piemonte. In caso contrario andremo a elezioni con una giunta guidata da Formigoni e assessori completamente nuovi e ovviamente tutto ciò avrà conseguenze anche in Veneto e Piemonte, perché le tre giunte sono figlie dello stesso accordo politico»

E, sulle dimissioni:

«Dimissioni? Io non ho fatto nessun errore. La mia Regione è l’unica che ha i conti in ordine. Le colpe personali delle Regioni saranno pagate dalle singole persone»

Quale sarà il futuro di Roberto Formigoni? Il Governatore della Regione Lombardia è nella bufera per il nuovo scandalo che si è abbattuto sulla sua Giunta: l’arresto di Zambetti, .

Gli assessori leghisti gli hanno fatto sapere di essere pronti alle dimissioni e lui ha ritirato loro le deleghe, gesto che fa presagire un nuovo catenaccio difensivo ad oltranza, confermato dalle parole del Governatore, che continua a sostenere di non sapere nulla, di avere le stesse informazioni che si leggono sui giornali e basta, di essere assolutamente sereno.

Ma per sapere cosa accadrà è senza dubbio necessario seguire l’evoluzione della giornata politica, con Formigoni a Roma per incontrare Alfano e Maroni e che ha fatto con velate minacce («Se cado io, cadono anche Piemonte e Veneto») che sanno di ancien régime e non di paese democratico.

Seguirà il gesto della Polverini? Oppure continuerà a rimanere aggrappato al Pirellone?

Foto | © Getty Images

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