Trattativa Stato-mafia, pm Palermo: inammissibile il ricorso di Napolitano sulle intercettazioni

La memoria presentata dal collegio difensivo dei pm di Palermo contro il ricorso alla Consulta del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

di remar

Per la procura palermitana il ricorso presentato dal Presidente della Repubblica alla Corte costituzionale relativo alle sue conversazioni intercettate nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta trattativa Stato-mafia è inammissibile. Quattro le telefonate captate tra Giorgio Napolitano e Nicola Mancino, l’ex ministro dell’Interno indagato per falsa testimonianza nell’inchiesta.

La vicenda ha a suo tempo suscitato un mare di polemiche, mai placatesi del tutto. Ora i pubblici ministeri di Palermo espongono le loro ragioni in una memoria depositata presso la Consulta dai loro avvocati:

“La tesi di fondo dell’avvocatura dello Stato è che la norma dell’art. 90 della Costituzione, prevedendo in favore del presidente la irresponsabilità per gli atti compiuti nell’esercizio delle funzioni (con la sola eccezione dei reati di alto tradimento e di attentato alla Costituzione) configurerebbe per lo stesso un regime globale di immunità, anche penale, con la conseguenza di rendere illegittima in sé qualsiasi forma di ascolto delle conversazioni, di registrazione delle stesse, ed a maggior ragione di valutazione ed utilizzazione processuale”.

Il collegio difensivo scrive ancora:

“non si riesce a comprendere come si possa richiedere al pm di distruggere la documentazione delle registrazioni delle intercettazioni, quando il pm non ha un siffatto potere”

Intercettazioni che non sono state mai trascritte precisano gli avvocati dei pm:

“Tra le 9.295 conversazioni telefoniche complessivamente registrate sulle utenze del senatore Nicola Mancino dal 7 novembre 2011 al 9 maggio 2012 soltanto 4 hanno riguardato sue conversazioni col presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Le conversazioni con il presidente della Repubblica non hanno mai formato oggetto di deposito che determinasse la possibilità della conoscenza ad opera di qualsivoglia parte processuale”.

Se la Corte costituzionale accogliesse il ricorso, è la conclusione dei legali, professori Alessandro Pace, Giovanni Serges e Mario Serio:

“si renderebbe illecito anche l’ascolto occasionale nel contesto di un’intercettazione debitamente autorizzata; si impedirebbe al magistrato penale di prendere cognizione del contenuto della comunicazione sia pure al fine di apprezzare la sussistenza di un illecito a carico di altro soggetto”.

Foto | ©TMNews

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