Enzo Jannacci, addio al cantautore milanese

L’artista poliedrico è morto stasera dopo una lunga malattia. La sua carriera ha caratterizzato l’ultimo mezzo secolo della scena musicale milanese.

Una carriera lunga 50 anni, simbolo autentico della Milano “capitale morale” di una volta: è impossibile riassumere in un banale “coccodrillo” tutto quello che ha rappresentato Enzo Jannacci per la nostra città. Il modo migliore per rendersene conto è ascoltare le sue canzoni, magari prendendosi un periodo lungo per capire bene l’ironia e i sottotesti in composizioni che al primo ascolto sembrano filastrocche spensierate, ma che poi lasciano venire a galla argute letture della realtà e critiche sociali sempre pungenti.

Jannacci è morto questa sera alla clinica Columbus, attorniato dai suoi famigliari, dopo anni di lotta contro un tumore.

A Jannacci si sono ispirate tre generazoni di artisti milanesi, ma non solo: a lui e a Gaber, di cui da poco si è celebrato il decennale della morte, la “scena milanese” deve tantissimo. L’invenzione del “teatro-canzone”, che in Gaber ha avuto il suo massimo esponente, è stata opera anche di Jannacci, soprattutto nella sua fase iniziale, quando nella Milano degli anni ’50 e ’60 proliferavano i club come l’Aretusa o il Santa Tecla, veri templi della prima “cultura pop” italiana.

La tristezza per la perdita di un grande artista, in questo caso, è mitigata dalla favolosa eredità che in tanti decenni di attività ci ha lasciato.