Carceri, Napolitano al Dap: “Urgente rimediare al degrado civile e sofferenza umana”

Il Presidente della Repubblica invia un messaggio al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria: “Ripensare al sistema sanzionatorio”

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in occasione del 197esimo anniversario della fondazione del corpo di Polizia Penitenziaria (che fa capo al Ministero della Giustizia), ha inviato oggi un messaggio a Giovanni Tamburino, Capo del dipartimento della amministrazione penitenziaria (DAP) nel quale è tornato sul tema carceri, ponendolo come centrale per urgenza e stato di diritto.

Il Capo dello Stato, che non è la prima volta che si esprime in maniera categorica in materia di carceri e sovraffollamento e sul rispetto dei diritti umani e della dignità degli individui detenuti in carcere in Italia, ha lodato la presenza “vigile” ed il lavoro, perennemente sotto organico, degli agenti di Polizia Penitenziaria all’interno delle vetuste carceri italiane, ringraziando il corpo per il complesso e delicato lavoro che viene quotidianamente svolto dagli agenti.

Per l’ennesima volta tuttavia il Presidente Napolitano si è trovato costretto a tornare sull’emergenza carceri e sovraffollamento, un’emergenza che sembra non importare a nessuno dentro nei palazzi romani: il prossimo 26 maggio scatterà la procedura d’infrazione dell’Unione Europea per le condizioni di profondo degrado delle carceri e per il mancato rispetto dei diritti umani dei detenuti in Italia, ma sia il governo che il Parlamento sembrano non aver nemmeno pensato ad una soluzione.

Il messaggio alle Camere, atto formale del Presidente della Repubblica, risale ad ottobre scorso (la discussione alla Camera invece in un vuotissimo venerdì di marzo), ma non era la prima volta che Napolitano incalzava la politica sull’emergenza carceri: già nel 2011, in occasione di un convegno sulla giustizia al Senato organizzato dai Radicali Italiani, si era duramente espresso contro le condizioni di detenzione di degrado e sofferenza nelle carceri italiane, parlando di “prepotente urgenza” ed invocando anche misure estreme, come l’amnistia o l’indulto (o entrambi) per risolvere immediatamente l’emergenza.

Il testo integrale del messaggio di Napolitano al DAP:

“In occasione del 197° anniversario della costituzione del Corpo sono lieto di formulare, a nome di tutta la Nazione e mio personale, le più vive espressioni di gratitudine agli uomini e alle donne della Polizia Penitenziaria per il costante e generoso impegno che pongono nell’adempimento dei loro doveri istituzionali.

La presenza vigile e la non comune professionalità del Corpo di Polizia Penitenziaria hanno consentito di mantenere l’ordine e la sicurezza negli Istituti nonostante la critica, intollerabile situazione di sovraffollamento – cui è urgente porre adeguato rimedio – e hanno contestualmente assecondato il percorso di rieducazione dei detenuti, contribuendo all’adempimento di precisi obblighi di natura costituzionale.

Sono certo che il continuo sforzo di aggiornamento, lo spirito di servizio e il profondo senso dell’istituzione che connotano la Polizia Penitenziaria ne agevoleranno l’utile impiego anche nell’ottica di un ripensamento del sistema sanzionatorio e di una rimodulazione dell’esecuzione della pena, indispensabili per superare la realtà di degrado civile e di sofferenza umana riscontrabile negli istituti.

Con il pensiero rivolto agli appartenenti al Corpo che hanno operato fino all’estremo sacrificio nell’assolvimento dei loro compiti, giungano a tutti voi, ai vostri colleghi non più in servizio e alle vostre famiglie i più fervidi voti augurali.”

Con il messaggio di oggi al DAP Napolitano torna arrembante su un tema assolutamente non trattato dal resto del mondo politico, come se le carceri fossero interesse esclusivo del Quirinale e non del Parlamento (che in tempi di campagna elettorale preferisce concentrarsi sulla pancia del paese e non su chi ha perso i diritti civili e si trova, dimenticato, in carcere, detenuto spesso in condizioni disumane che l’Europa considera fuori dai diritti umani e dalla legalità e che qualcuno in Italia denuncia come “flagranza di reato dello Stato italiano”).