Elezioni Europee 2014 | Grecia: Samaras fa il “renziano” per battere Tsipras

Elezioni europee 2014. Samaras prova a vincere le elezioni con un bonus da 525 milioni di euro per i più poveri. Riuscirà Nuova Democrazia a battere Syriza?

Elezioni europee 2014. Nell’ultimo mese di campagna elettorale, Antonis Samaras ha tirato fuori dal cilindro una misura molto “renziana”. Il premier ellenico, a caccia di consensi, ha deciso di fare un “regalino” ai cittadini, ormai stremati dalle rigide politiche fiscali, dai licenziamenti e dai progressivi tagli alla spesa sociale. Il governo ha deciso di versare circa 525 milioni di euro alle fascia di popolazione meno abbiente.

A partire dal 10 maggio, saranno disponibili i primi 172 milioni di euro di “dividendo sociale” per chi ha un reddito annuale al di sotto di 6500 euro. Una sorta di tesoretto, saltato fuori dopo che il paese è riuscito ad ottenere (fra gli applausi di Bce ed Fmi) un avanzo primario di 1,7 miliardi di euro. L’ammontare delle risorse per i singoli cittadini sono ancora da definire, visto che le richieste per accedere ai fondi fioccano e bisognerà valutarne la ricevibilità.

Così il governo greco sceglie di mettere in campo una sostanziosa “elargizione” prima delle prossime consultazioni del 22-25 maggio, in maniera non molto differente rispetto a quella degli 80 euro voluta dal governo italiano. Con una differenza, però, l’aumento in busta paga, in Italia, è a vantaggio dei lavoratori dipendenti con redditi tra gli 8 e i 26mila euro. In Grecia, invece, possono accedere al bonus anche i disoccupati e i lavoratori autonomi.

La misura, oltre a dare un po’ di sollievo agli indigenti, ha l’obiettivo di far recuperare voti a Nuova Democrazia, il partito del premier. A tale proposito, ricordiamo che la paura dei conservatori di perdere la competizione elettorale con il partito di sinistra radicale Syriza, guidato da Alexis Tsipras, è forte. Dunque, meglio dare la percezione di una svolta agli elettori, dopo i tanti sacrifici.

A sostenere, in silenzio, la mossa del governo Samaras c’è ovviamente Angela Merkel. La Cancelliera pare molto più indulgente in questo frangente con paesi come la Grecia e l’Italia. Il rapporto deficit-pil al 3% e gli altri dogmi delle politiche del pareggio di bilancio possono attendere ora’. Per il momento è opportuno non compromettere la stabilità dell’Unione, evitando di mettere in difficoltà i governi di quei paesi che finora hanno accettato di mandar giù la cura dell’austerity senza batter ciglio.

I sondaggi diffusi da giornali e emittenti private filogovernativi danno di poco in vantaggio il partito di Samaras. La cosa a molti osservatori appare poco convincente, perché il partito di Tsipras fino a 10 giorni fa veniva dato ampiamente in testa. Ma non è da escludere che, dopo la pioggia di annunci di Samaras dell’ultimo mese, il ritorno sui mercati finanziari e la creazione (ambigua) del nuovo soggetto politico To Potami, Syriza abbia perso parte del vantaggio accumulato in questi mesi.

La campagna elettorale è entrata nel vivo e slogan e misure populiste diventano molto incisive su un popolo ancora in pieno allarme sociale. E poco importa se il governo Samaras non riuscirà a chiedere una radicale ristrutturazione del debito e se farà nuovamente ricorso al Fondo Salva Stati. In un paese dove la disoccupazione ha raggiunto livelli record, c’è voglia di interpretare positivamente tutti i segnali di novità. Perfino l’accordo con la Kfw (Kreditanstalt für Wiederaufbau, la Banca della Ricostruzione tedesca) è stata accolto, da una parte dell’opinione pubblica, come un grande successo. Nonostante il rischio che l’ente di credito della Germania (attraverso l’istituzione del Fondo Ellenico per gli investimenti delle piccole e medie imprese) possa trasformarsi in una sorta di “controllore improprio”, che segue ogni singolo euro che si muove sul territorio ellenico.

Tuttavia, al di là dei sondaggi, è arduo capire cosa accadrà veramente tra due settimane: la situazione è troppo complessa e in movimento. Tra bombe che esplodono “in cerca d’autore”, scioperi di categoria che si susseguono e pressioni internazionali, è molto difficile prevedere l’esito delle incipienti elezioni.

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