Bestiario politico: Clemente Mastella

Sembrava non dovesse mai finire, l’epoca della specie politica Mastella. Persistente al centro dell’agone politico da ormai trent’anni, si era meritato addirittura una categoria a parte quando si era parlato la volta precedente del bestiario della politica italica. D’altra parte, sembrava ingiusto banalizzare in qualche categoria precostituita un politico che è di fatto il sindaco-feudatario

Sembrava non dovesse mai finire, l’epoca della specie politica Mastella. Persistente al centro dell’agone politico da ormai trent’anni, si era meritato addirittura una categoria a parte quando si era parlato la volta precedente del bestiario della politica italica.

D’altra parte, sembrava ingiusto banalizzare in qualche categoria precostituita un politico che è di fatto il sindaco-feudatario della città dove vive; che ha tenuto sotto costante minaccia (dall’alto dell’1,4% alle Politiche 2006) il governo il cui programma aveva sottoscritto; che andava in giro per l’Europa urlando “I am my wife” ai soldati che non aprivano le porte dovute a lui e consorte.

Che ha piazzato la sua gentile signora a capo del Consiglio regionale campano; che ha fatto cadere il governo passando da ministro, all’appoggio esterno, alla sfiducia in un paio di giorni; che ha fatto il suo discorso di sfiducia a Prodi citando Neruda (che non era Neruda, ma una bufala, immaginiamo campana).

Capite quindi che stiamo parlando di un essere unico nel panorama italiano, uno che vive l’agone politico secondo regole sue proprie. E chissà com’era convinto, il povero Re di Ceppaloni, di trovare casa nel nuovo centrodestra, una volta portata a termine la missione di far cadere il claudicante Prodi.

Sembrava tutto pronto, con tanto di posto in lista in Campania, ovviamente nell’alleanza di centro-destra. In fondo, l’1,4% può sembrare nulla a livello nazionale, ma può voler dire molto di più al Senato, dove il porcellum basa il sistema elettorale sulle regioni.

E la Campania, dove la specie mastelliana vive e si riproduce, è una di quelle regioni sul filo, che può anche essere decisiva alla fine dei conteggi. Poi, sfortuna vuole che Veltroni s’inventa la corsa solitaria del PD; il centro-destra segue a ruota e perde il centro di Casini diventando destra; Fini e Bossi (che di sicuro non gradisce altri paladini del Meridione, dopo aver trangugiato l’esatto opposto della Lega Nord, cioè il Movimento per le Autonomie di Lombardo) mettono il veto, e il Clemente nazionale rimane col cerino in mano.

A nulla serve l’accorato ringraziamento di Berlusconi, che gli riconosce “eterna gratitudine” per il suo insider job nel riportare il paese alle urne: alla fine, come sempre, il Cavaliere deve accettare i veti degli alleati. E Mastella resta fuori. Ma non basta: che dire dell’ennesimo smacco, il rifiuto del “Nuovo Centro” di Casini, Tabacci e Pezzotta di apparentarsi con l’UDEUR?

Smacco ancora più triste, dato che il sogno di disseppellire il cadavere della DC e provare a rianimarne i resti ormai decomposti è da sempre uno dei sogni proibiti di Clemente. E va fatto notare che di sicuro non si fanno troppi problemi, lì al centro, visto che trovano spazio per candidare il fresco condannato Cuffaro e il disperato ottuagenario De Mita. Dev’essere davvero, come lamentava il Mastella Furioso contro il P.M. De Magistris, una cattiveria ad personam contro di lui.

E così, la realtà si mostra in tutta la sua tristezza. Il Mastella debordante, quello che con l’immancabile pashmina viola al collo poneva veti e tuonava sulle sorti del governo, ora corre da solo. E la solitudine non è solo metaforica o elettorale: con un partito mezzo in galera e mezzo transfuga verso lidi di più sicura rielezione, Mastella rischia di essere l’unico rimasto nelle liste dell’UDEUR.

Diciamolo sinceramente, ci fa un po’ tristezza vederlo così, reietto e solitario. O forse no. D’altra parte, prima di dichiarare l’estinzione definitiva dell’esemplare Mastella dal bestiario della nostra politica, conviene pensarci due volte. Se è vero che, citando “Neruda”, sembra proprio che “lentamente muoia” questa specie politica, è sempre meglio non fidarsi.

Come dimostra la presenza parlamentare di De Michelis, Cirino Pomicino e La Malfa, lo strano bestiario della politica italiana vede spesso incredibili ritorni di specie credute estinte. E la specie Mastella, ostica a piegarsi ai più basilari postulati evolutivi, è una di quelle che trova sempre un modo per beffare l’evoluzione darwiniana della politica.

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