Il Governo tecnico impone tagli ai politici alle Regioni, soprattutto a quelle speciali

Meno consiglieri e assessori regionali, l’incandidabilità per dieci anni degli amministratori responsabili di dissesti, il taglio dei trasferimenti da parte dello Stato alle regioni inadempienti, il controllo di legittimità preventivo da parte della Corte dei Conti sugli atti delle regioni che incidono sulla finanza pubblica. Il dimezzamento dei finanziamenti ai gruppi consiliari e l’eliminazione totale

Meno consiglieri e assessori regionali, l’incandidabilità per dieci anni degli amministratori responsabili di dissesti, il taglio dei trasferimenti da parte dello Stato alle regioni inadempienti, il controllo di legittimità preventivo da parte della Corte dei Conti sugli atti delle regioni che incidono sulla finanza pubblica. Il dimezzamento dei finanziamenti ai gruppi consiliari e l’eliminazione totale di risorse per i gruppi composti da un solo consigliere. Così le Agenzie hanno annunciato i tagli decisi dal Governo per recuperare risorse e ridare credibilità alle istituzioni locali, sottoposto ad un notevole fuoco di fila di scandali e inchieste.

Una procedura insolita e paradossale, dato che tutto nasce dalla richieste delle Regioni stesse, che hanno supplicato Mario Monti di imporre loro dei tagli nelle spese: una vera novità dopo anni di lamentele sugli eccessivi tagli nei trasferimenti. Lieto dell’atto di sottomissione dei governatori politici verso il governo tecnico, Monti ha dunque previsto una riduzione corposa del numero dei componenti dei Consigli regionali, delle loro indennità e dei finanziamenti ai gruppi politici. Sarebbe appena il caso di chiedersi perché le Regioni non abbiano provveduto autonomamente a quest’opera di riforma, dato l’autonomia di cui godono glie lo avrebbe ampiamente permesso.

In ogni caso ora si iniziano a fare i conti su quali saranno le rinunce che governatori, consiglieri e palazzi vari dovranno sopportare. Il Sole 24 ore ci spiega oggi che l’indennità netta di un consigliere regionale non dovrà essere più alta di quella ora percepita dagli abruzzesi (2600 euro), i presidenti dovrebbero accontentarsi di quanto si guadagna oggi guidando l’Umbria (3700 euro) e i gruppi politici baseranno le proprie spese su 18 euro per 100 abitanti, come già avviene in Puglia.

Tutte misure che comporteranno una belle dieta dimagrante, soprattutto per le ormai inutili Regioni a Statuto speciale: in Sicilia, ad esempio, il governatore oggi guadagna 10mila euro al mese, i consiglieri (che si autodefiniscono ridicolmente onorevoli) dovranno rinunciare al 51% dell’indennità che percepiscono e i gruppi avranno il 94% dei fondi in meno. A Proposito di numeri, la Sardegna ha 80 consiglieri regionali, ma i suoi 1,7 milioni di abitanti dovrebbero accontentarsi di 30. Alle Autonomie speciali spetterà dunque di rinunciare a 60 milioni di euro su 173 complessivi, anche se alcune sentenze della Corte costituzionale farebbero già prevedere una accanita quanto efficace resistenza ai tagli.

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