Sud Africa 2010 – Il rugby ha invaso i mondiali di calcio

Sarà la location, con il Sud Africa che riporta la mente subito alla palla ovale e non a quella tonda. Sarà proprio la palla, la famigerata Jabulani, i cui rimbalzi e le cui traiettorie ricordano quelle ovali e non certo quelle tonde del calcio. O, più probabilmente, sarà la banalità dei commentatori e degli addetti

Sarà la location, con il Sud Africa che riporta la mente subito alla palla ovale e non a quella tonda. Sarà proprio la palla, la famigerata Jabulani, i cui rimbalzi e le cui traiettorie ricordano quelle ovali e non certo quelle tonde del calcio. O, più probabilmente, sarà la banalità dei commentatori e degli addetti ai lavori. Fatto sta che questi mondiali di calcio sembrano pieni di rugby. In tutto, tranne che nello spirito.

All'inizio furono gli All Whites. Certo, se a un mondiale di calcio si presentano al via Nuova Zelanda, Sud Africa, Australia, Francia, Inghilterra, Argentina e Italia (oltre al fantasma dell'Irlanda) la confusione tra calcio e rugby può essere compresa. Se poi una squadra, quella neozelandese, si fa chiamare All Whites, rimandando ai famosi All Blacks, la frittata è fatta. E fin da subito, quindi, i mondiali in Sud Africa hanno regalato chicche con paragoni spesso al limite della decenza tra rugbisti e calciatori. Sublime quella dell'azzurro De Rossi: "Noi fuori? Come se venisse eliminata la Nuova Zelanda nel rugby". Ecco, gli All Blacks si toccano, ma in comune con gli azzurri hanno solo la grande simpatia dell'allenatore.

Invictus nello zaino. Sud Africa, mondiali, Mandela, Ellis Park. Beh, non poteva mancare Clint Eastwood e il suo Invictus. Che non sempre ha portato bene, visto che Marcello Lippi lo ha fatto vedere agli azzurri per motivarli. Ma, forse, non ha spiegato loro che dovevano prendere spunto dal Sud Africa, non dalle comparse! Insomma, da un paio di settimane il film con Morgan Freeman ha fatto il suo per mischiare sacro e profano, rugby e calcio, tra gli stadi di Sud Africa 2010.

Messico e nuvole. Parlando di palle e di Jabulani, poi, ecco la notizia che rimbalza dal ritiro messicano. Per abituare i giocatori ai folli rimbalzi del pallone iridati, lo staff tecnico centroamericano fa allenare il Messico con palle da rugby. Il risultato? Quattro gol realizzati in quattro incontri, ma almeno due erano chiaramente dei drop!

TMO or not TMO. Il television match officer, la moviola in campo, la tecnologia. Dopo le clamorose sviste arbitrali in Germania-Inghilterra (gol netto non visto degli inglesi) e in Argentina-Messico (Tevez era in curva al momento del passaggio, tanto netto era il fuorigioco) è subito partito il dibattito sull'utilizzo delle tecnologie nel calcio. E volevate non parlare di rugby? Ovviamente tutti hanno subito parlato di TMO, di moviola in campo e di come il calcio debba copiare la palla ovale. L'esperimento terzo tempo è miseramente fallito, vedremo se a questo giro andrà meglio.

Blatter si dissocia. Insomma, questi mondiali di calcio sembrano invasi mediaticamente dalla palla ovale. Sembra che ogni intellettuale del pallone debba far riferimento prima o poi al rugby, quasi fosse un tema radical-chic da tirar fuori nei salotti buoni. Un po' come quegli ignoranti che nulla sanno, che nulla leggono, ma che citano il best seller del momento, magari a sproposito, e sicuramente senza averlo letto. Ecco, in questo marasma di ovvietà ovali si distingue almeno un grande vecchio del calcio. Sepp Blatter, col suo aplomb aristocratico. A lui quelle stranezze ovali non piacciono. La dimostrazione? Dopo i due errori arbitrali già citati, mentre scoppiava la polemica, non ha saputo dire nulla di meglio di un "spegneremo i maxischermi negli stadi. Basta ai replay che mostrano gli errori arbitrali". Già, il problema sono i replay visti dai tifosi. Cosa mai vista nel calcio, ma la normalità nel rugby. Ma, forse, questa sportività è troppo anche per Sepp.

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